IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE SARGSYAN ALLA NAZIONE ARMENA 10.10.09

In occasione della firma dei Protocolli il Presidente Serzh Sargsyan si è rivolto alla Nazione armena con il messaggio che proponiamo all’attenzione dei lettori  (traduzione a cura della redazione).

Non possiamo che apprezzare e condividere le parole del Presidente. Convinti che il lavoro di “pressing” della Diaspora sia stato utile e costruttivo e al tempo stesso foriero di una ritrovata attenzione intorno a problematiche sollevate nei giorni scorsi.

La questione dei Protocolli non può certo dirsi risolta. La strada risulta tutta in salita.

Ora l’intera Nazione armena (Repubblica e Diaspora) dovrà con fermezza adoperarsi per far sì che i nostri diritti non vengano calpestati e non siano oggetto di trattative e condizioni (codificate o di fatto) che ledano il libero cammino intrapreso dall’Armenia e dal Nagorno Karabakh.

 


 

Cari compatrioti,

per molti mesi passati l’attenzione dell’Armenia e degli Armeni di tutto il mondo è stata incentrata sui correnti processi di normalizzazione delle relazioni armeno-turche ed in particolare sui due Protocolli siglati. Tutte le parti ed i settori della nazione armena si sono rivolti a noi per chiedere di aprire un pubblico dibattito sui documenti e ci siamo attivati in questo. Noi abbiamo visto una nuova forte ondata di un dibattito incentrato su questioni meno importanti e più importanti che riguardano l’Armenia e gli Armeni.

Il dibattito ha interessato una gran quantità di argomenti non legati ai negoziati armeno-turchi ma concernenti l’intera nazione armena. Questo processo ha determinato e innescato una nuova e impegnata discussione sul posto ed il ruolo dell’Armenia e degli Armeni, sul presente ed il futuro dell’Armenia e degli Armeni.  Di conseguenza il mondo ha visto e compreso che, quando si giunge alla normalizzazione delle relazioni armeno-turche, non ci si accorda tanto con l’Armenia e con la sua popolazione di tre milioni, ma con dieci milioni di Armeni. E che nessuno provi a dividere l’Armenia ed i nostri fratelli e sorelle nella Diaspora cercando di far apparire le loro ansietà sul futuro dell’Armenia come un tentativo di imporre qualcosa alla Repubblica d’Armenia..

Miei cari compatrioti,

lo storico destino della nostra nazione molte volte è stato incentrato nella direzione di ricerca di sagge uscite dalle situazioni più complicate. Noi ci siamo riusciti soltanto quando abbiamo pragmaticamente  valutato le sfide in corso e preso le decisioni appropriate. Oggi ci troviamo in una identica situazione. Per costruire e consolidare la nostra realtà statale noi, nella nostra identità collettiva, abbiamo bisogno di dimostrare congruo pensiero ed azione.

Oggi stiamo provando ad instradare su un percorso normale le relazioni con un paese dove, sotto il governo ottomano, la nostra nazione cadde vittima della politica di patricidio e genocidio. Le ferite del Genocidio non cicatrizzano. E la memoria dei nostri martiri ed il futuro delle nostre generazioni impone di avere un solido e stabile stato, un potente e prosperoso paese, un paese che sia la rinascita dei sogni di tutta la nazione armena. Uno dei passi più significativi lungo tale strada è avere normali relazioni con tutti i nostri vicini, inclusa la Turchia.

L’indipendenza impone la volontà e la determinazione di prendere decisioni responsabili; essa ci costringe al pragmatismo ed ad un costante lavoro che guardi in avanti . Questa è la strada che ho scelto. L’ho fatto con la forza consapevole di una storica realtà ed un forte convincimento nel futuro del nostro popolo.

Non c’è alternativa allo stabilimento di relazioni con la Turchia senza alcuna precondizione. Questo ci impongono i tempi.. Non è questa necessità che viene dibattuta oggi.. La preoccupazione di singoli e di alcune forze politiche è originata da differenti interpretazioni di certe disposizioni contenute nei Protocolli e dalla loro storica diffidenza verso la Turchia

Avendo realisticamente valutato queste circostanze ed essendo convinto sulla necessità e correttezza dei passi intrapresi, sostengo quanto segue:

1 – nessuna relazione con la Turchia può contestare la realtà del patricidio e del genocidio perpetrato contro la nazione armena. È un fatto noto e dovrebbe essere riconosciuto e condannato dall’intera  umanità progressista. La competente sotto commissione che deve essere stabilita nell’ambito della commissione intergovernativa, non è una commissione di storici.

2 – la questione del confine esistente tra Armenia e Turchia deve essere risolta attraverso le norme del diritto internazionale. I Protocolli non vanno oltre ciò

3 – queste relazioni non possono e non sono legate alla risoluzione del conflitto del Nagorno Karabakh, che rappresenta un processo separato ed indipendente. Gli Armeni non considerano la clausola dell’integrità territoriale e dell’inviolabilità delle frontiere contenute nei Protocolli come in qualche modo collegata la problema del Nagorno Karabakh.

4 – la parte armena darà una adeguata risposta se la Turchia allunga i tempi del processo di ratifica o pone nuove condizioni. L’Armenia non si assume alcun impegno unilaterale da questi Protocolli e non fa alcuna unilaterale affermazione.

L’Armenia sta firmando questi Protocolli al fine di creare le basi per lo stabilimento di normali relazioni tra i due paesi. Quindi, se la Turchia viene meno alla ratifica dei Protocolli nell’ambito di un ragionevole periodo di tempo e non adempie a tulle le clausole lì contenute nell’ambito del previsto periodo di tempo o viola le stesse in futuro, l’Armenia immediatamente intraprenderà i propri passi come consentito dalla legislazione internazionale.

Cari compatrioti,

nel rivolgermi a voi io voglio sottolineare che oggi più che mai il nostro popolo dovrebbe essere unito; noi dovremmo avere la capacità di far maturare la nostra identità collettiva per vivere nella realtà dello stato. Questa è la nostra strada per il futuro.

La firma dei Protocolli sarà seguita dai passaggi della loro ratifica e implementazione. Tutte le statuizioni e le possibili paure che sono state così ampiamente espresse nel corso del dibattito saranno tenute in adeguata considerazione e saranno capaci di prevenire qualsiasi sviluppo che possa andare contro i nostri interessi nazionali. Oggi io sono più che convinto che noi avremo successo. E che faremo ciò insieme, tutti noi, gli Armeni. Oggi non siamo gli stessi che eravamo qualche mese fa. E questo è un fatto da ora.

Io confido nella saggezza del nostro popolo. Io ho fiducia che tutti insieme consegneremo alle nostre generazioni una patria prosperosa ed in pace. Sarà sicuramente così. E possa Dio essere con noi!