"La fiaba dell'ultimo respiro" di Edgar Hilsebrath - 2006

Hai mai sentito parlare di Edgar Hilsenrath? È uno  scrittore con un passato doloroso alle spalle. Nato a Lipsia nel 1926,  ebreo d'origine orientale, fu deportato nel ghetto di Mogilev-Podolski,
in Ucraina, dove rimane fino all'intervento dei russi, nel 1944. Poi  schiva una nuova deportazione in Siberia, aderisce al movimento  sionista e sale su un treno per la Palestina. Insomma, un'anima errante. Instancabile, riparte per la Francia, dove comincia a  scrivere; poi nel 1951 si imbarca per gli Stati Uniti. Solo dopo trentasette anni di odissea, rientra finalmente in Germania e si stabilisce a Berlino, dove vive oggi. Con una storia così, non stupisce che la sua riflessione giri intorno al tema della violenza e della sopraffazione.
Il suo libro di maggior successo si chiama "La fiaba dell'ultimo pensiero" (pubblicato nel 1989) e sviluppa il tema dello sterminio del popolo armeno in Turchia nel 1915. Attraverso la voce narrante (Meddah, il "narratore di fiabe della sua mente") un uomo sul punto di morte rievoca la storia della propria famiglia e del proprio popolo. Attraverso una documentazione particolareggiata, miti e costumi del popolo armeno rivivono in un mosaico variegato di immagini e leggende. Lo stile imita l'andamento favolistico, con l'intreccio di realtà storica e di fantasia.
Scomparso dagli scaffali, "La fiaba dell'ultimo pensiero" finalmente oggi ritorna nelle librerie con la nuova edizione di Marcos Y Marcos.
Il messaggio di Edgar Hilsenrath è chiaro: si fa impellente l'esigenza di rivendicare il valore profondo e inestimabile delle culture millenarie tragicamente calpestate.
Sulla porta della città di Bakir, in Anatolia, Thovma Khatisian sta per morire.
Ma prima di morire, Meddah, il narratore di fiabe, lo aiuta ad afferrare il suo ultimo pensiero. E dove va, questo ultimo pensiero? Vola indietro nel tempo, verso i luoghi delle sue radici.
L'ultimo pensiero ripercorre la vita del padre di Thovma, Wartan. Torna all'idilliaca cittadina di montagna dove il padre, il nonno e il bisnonno hanno vissuto. La cittadina più lurida e più bella della Turchia. Dove curdi e armeni hanno pacificamente convissuto. Dove Bülbül, la levatrice, racconta come si viene al mondo. Dove si svolgono le feste più allegre della terra. Dove si sente odore di mangime di polli e lo sterco di vacca viene raccolto e riutilizzato in tutti modi.
Ma l'ultimo pensiero vola anche in America, dove gli armeni sono divenuti milionari, e vola nell'orribile carcere dove il babbo di Thovma è stato imprigionato e torturato barbaramente affinché confessi.
Confessare cosa? Il governo turco vorrebbe estorcere a Wartan Khatisian una confessione impossibile, falsa, terribile.
Wartan dovrebbe firmare una dichiarazione secondo la quale il popolo armeno ha ordito un
micidiale complotto contro il mondo. Giustificando la necessità di sterminare il popolo armeno. L'ultimo pensiero, accompagnato dal suo incessante colloquio con il Meddah, diviene così testimone del grande olocausto armeno del 1915. Un olocausto tremendo, uno sterminio di
milioni di persone di cui quasi nessuno ha parlato.
Una riflessione sulle atrocità dell'uomo e sulla sua capacità di resistere e ribellarsi. Sulla potenza della tradizione, la magia del raccontare. Un romanzo pieno di eroismo, nostalgia, intelligenza.
Nicole Cavazzuti
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Edgar Hilsenrath
La fiaba dell'ultimo pensiero
Marcos y Marcos Editore
448 pagine, € 18,00
Traduzione di Claudio Groffin libreria dal 26 ottobre