Le ragazze del castello di sabbia di Chris Bohjalian

Veduta della città di Yerevan

Titolo originale: The Sandcastle Girls
Traduzione di Elena Bollati
pagg. 309, Euro 18,50 - Edizioni Elliot 2013 (Scatti)
 

Le ragazze del castello di sabbia di Chris Bohjalian


Era stato Aldous Huxley a dire: “I ricordi di ogni uomo sono la sua letteratura privata”. Mio padre era il figlio di un sopravvissuto e una testimone. I suoi ricordi offrivano una storia molto più vivida di quella che avrebbero avuto i suoi genitori. Non aveva mai visto le cose che avevano visto loro; non aveva mai dovuto sopportare le prove che avevano lasciato milioni di loro senza vita, tuttavia teoricamente sapeva quello che avevano vissuto e avrebbe sposato una donna particolarmente simile a sua madre in portamento, educazione e aggressività.

A Costantinopoli, la notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l’élite armena della città. In un mese un migliaio di intellettuali armeni fu deportato verso l’interno dell’Anatolia e massacrato lungo il percorso. Si stima che 1.200.000 persone morirono nelle marce della morte, per fame, per sfinimento, malattia o per mano di sadici soldati turchi. Talat Pascià, all’epoca Ministro degli Interni in Turchia, minimizzò l’eccidio, denunciando uno sparuto numero di 300.000 morti. Fu questo il primo genocidio del secolo XX, quasi una prova generale di quello che i nazisti avrebbero effettuato durante la seconda guerra mondiale. Non è un caso - anzi, è un’oscura e profetica minaccia - che i tedeschi fossero alleati della Turchia contro la Russia. E che la motivazione ufficiale per gli arresti degli armeni fossero le loro presunte trame a fianco della Russia. Il 24 aprile è diventata la data per la commemorazione di questo genocidio, tuttora non riconosciuto dalla Turchia. Paradossalmente, mentre una legge in Francia punisce chi lo nega, una legge in Turchia punisce chi ne parla - ne ha fatto le spese lo scrittore Ohran Pamuk, peraltro ricompensato dal conferimento del Nobel su cui ha indubbiamente influito il suo atteggiamento in sostegno degli armeni.

“Le ragazze del castello di sabbia” di Chris Bohjalian è un tassello della memoria. Pur essendo un romanzo, pur dichiarando l’autore nella postfazione che i personaggi sono inventati anche se si sono appropriati dei ricordi di sopravvissuti, il libro di Bohjalian vuole ricordare la tragedia di un popolo, vuole fare sì che nessuno possa scordarla. Il punto fermo della trama è ad Aleppo, in Siria, dove arriva, nel 1915, la ventunenne americana Elizabeth Endicott insieme al padre. Fanno parte di un gruppo di Amici degli Armeni, sono venuti per prestare aiuto alle colonne di rifugiati che arrivano in città. Quello che vedono è scioccante, peggio di qualunque cosa possano aver immaginato. E il loro aiuto è una goccia d’acqua nel deserto - quel deserto che loro, ignari di ciò che li aspetta, attraverseranno per portare viveri e medicinali al campo di raccolta di Der-el-Zor. Campo di raccolta - che beffa. Uguale a quella degli eufemismi sadici che useranno i nazisti, campi di lavoro, Arbeit macht frei. Era stata una beffa anche il permesso che avevano ottenuto per recarvisi, visto che una parte di ciò che trasportavano era stata loro requisita prima di arrivare a destinazione, al girone dell’Inferno di Der-el-Zor dove i turchi avevano condotto a morire gli armeni senza neppure il diabolico sistema organizzativo dei tedeschi.

La voce narrante non è quella dello scrittore americano dal cognome rivelatore della sua ascendenza, ma quella di una donna, nipote della protagonista fittizia del romanzo da cui ha ereditato i capelli biondi: a distanza di quasi un secolo ha fatto delle ricerche, ha letto le lettere e i diari della nonna conservati nell’archivio di un museo, ha trovato una fotografia straziante, di una donna macilenta che ha lo stesso cognome di suo nonno... Perché questo è un romanzo e, in quanto tale, contiene anche una storia d’amore e non solo storie di morte. Ad Aleppo Elizabeth Endicott aveva incontrato un affascinante ingegnere armeno, se ne era innamorata, lo aveva sposato. E al figlio non avevano quasi mai parlato del ‘Genocidio Di Cui Non Si Sa Quasi Nulla’. Alla nipote che racconta verrà spontaneo parlare degli armeni come della ‘mia gente’ soltanto alla fine della ricerca, riappropriandosi così delle sue origini.

“Le ragazze del castello di sabbia” è una lettura appassionante e coinvolgente. Ha il grande merito di rendere facile l’approccio alla tragedia della Storia - perdoniamo quindi la tinteggiatura rosa che sembra a tratti stonata e il tocco di melodramma che poteva essere evitato.

Di Marilia Piccone

 


Le ragazze del castello di sabbia

di Bohjalian Chris

È il 1915 quando la giovane e ricca Elizabeth Endicott arriva dagli Stati Uniti in Siria, con un diploma da infermiera, per portare aiuto alle vittime del genocidio armeno. Qui incontra Armen, un giovane ingegnere che ha perso in guerra la moglie e la figlia piccola, e stringe con lui una profonda amicizia. Quando l'uomo parte per l'Egitto, inizia una corrispondenza con la ragazza, di cui si rende conto di essere innamorato, nonostante le  differenze tra lei e la moglie che ha perduto. La storia si dipana poi su due piani temporali diversi e procede nei nostri giorni, seguendo le vicende di Laura Petrosian, una scrittrice di New York di origine armena. Un giorno casualmente viene a conoscenza di una mostra sull'Armenia che espone, tra l'altro, il ritratto di una donna che potrebbe essere sua nonna. Inizia così per Laura un viaggio nel passato della sua famiglia, che la porterà alla scoperta di un segreto sepolto per generazioni. Un romanzo che getta luce su una delle pagine più atroci della storia, attraverso il racconto indimenticabile di un grande amore