La dolce bellezza del melograno. Newsbiella.it 08.03.2015

Teatro Sociale pieno ieri sera per l'esibizione del pianista biellese Andrea Manzoni e della soprano armeno-ameicana Rosy Amoush Svazlian

A due canzoni dall’inizio del concerto che si è svolto ieri sera al Teatro Sociale Villani, il pianista Andrea Manzoni, protagonista della serata insieme alla soprano armeno-americana Rosy Anoush Svazlian, prende il microfono e mostrando un melograno racconta che questo frutto in armeno si dice Nur ed è da esso che il progetto dei due artisti ha preso il nome. Il melograno è infatti il simbolo dell’Armenia, indica speranza, rigenerazione e abbondanza, e inoltre Manzoni spiega: “La cosa bella è che il melograno rispecchia tantissimo gli armeni: sono persone dolci, passionali e meravigliose come i chicchi rossi del frutto ma allo stesso tempo possono essere molto aspre come la sua membrana bianca”.  

Un modo, quello del pianista, di iniziare ad accompagnarci passo dopo passo all’interno dell’Armenia e di conseguenza della sua musica antichissima. Infatti in questo viaggio alla scoperta della musica armena Manzoni ha dichiarato di aver incontrato diversi ostacoli: la difficoltà è stata soprattutto comprendere a fondo delle sonorità così lontane dalla cultura occidentale e insieme una lingua, di derivazione aramaica, così diversa dalla nostra.  E come in tutto, per comprendere ciò che abbiamo di fronte non possiamo non dare uno sguardo alle nostre spalle, alla Storia e il musicista si è assunto anche questo compito.

Sappiamo che il “Nur project” è stato proposto in occasione del centenario del genocidio armeno, a proposito di questo Andrea tra un brano e l’altro racconta “ Le dinamiche del genocidio sono state molto simili a quelle relative agli ebrei. Nel 1915 i turchi, volendo questa nazione indipendente, senza armeni e curdi, hanno cominciato a prendere tutto il compartimento culturale ovvero scrittori, giornalisti, poeti, pittori, musicisti, che vennero portati via dalla loro patria e sterminati; così facendo hanno tolto il cuore ed il cervello di una nazione. Successivamente hanno preso tutti gli uomini di sesso maschile con il pretesto di farli combattere contro i Russi, e, giunti al confine, li hanno disarmati e sterminati, sono rimaste solo donne, bambini ed anziani. Con lo sterminio sono state eliminate 1.500.000 persone. L’Europa entrava in questo anno nella prima guerra mondiale quindi era nel caos e non poteva pensare a ciò che stava succedendo in Turchia, Hitler più avanti ha potuto compiere lo sterminio degli ebrei anche grazie al fatto che nessuno aveva più memoria di quanto successo in Armenia”.

Ma veniamo alla musica, la vera protagonista della serata. I brani che sabato sera sono stati presentati all’uditorio sono in parte di alcuni dei compositori più importanti del continente euroasiatico, come Komitas, Berberian, Kanachan, e in parte di anonimi perché purtroppo gran parte della musica tradizionale armena è stata tramandata oralmente. Il concerto ha mantenuto intatti della musica armena principalmente la linea melodica ed il testo, dal momento che i brani sono stati riarrangiati per renderli più moderni e più vicini al sentire occidentale. Le canzoni sono composizioni di breve durata che trattano temi come  l’amore, la natura e gli animali.  Il concerto è stato molto piacevole, un connubio di vecchio e nuovo, e la voce di Rosy è stata in grado di arrivare al cuore dell’ascoltatore, soprattutto per quanto riguarda i brani dalle melodie più malinconiche. Insomma piano e lirica, Italia ed Armenia, Oriente ed Occidente sono stati legati dai due artisti con successo creando un’ora e mezza di emozioni nella sala del teatro, che per l’occasione era piena.  

 

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