Un sogno Turco di Giuseppe Palumbo - Comicus 09.10.08

Torna l'artista lucano Giuseppe Palumbo con un nuovo libro dal titolo Un sogno turco, in cui adatta a fumetti un racconto dello scrittore Giancarlo De Cataldo ("Romanzo Criminale" il suo lavoro più noto) e pubblicato dalla Rizzoli nell'etichetta 24/7 della gloriosa collana BUR.

Il creatore di Ramarro, ottimo interprete di una rinascita grafica per Diabolik, storico personaggio delle sorelle Giussani, e autore di eccellenti prove d'artista anche per Bonelli Editore (Martin Mystère e Storie da Altrove), dopo una realizzazione diluita in ben 5 anni è infine giunto a un reboot totale di questo suo secondo romanzo a fumetti, che segue a Tomka - Il gitano di Guernica scritto in collaborazione con Massimo Carlotto, altra firma nobile della letteratura, più volte tradotta in immagini ("Arrivederci amore, ciao", "Dimmi che non vuoi morire" e "L'ultimo treno").

La storia che ci propone è una sorta di "western turco-balcanico" – dalla definizione dello stesso Autore – ambientata nei primi anni del XX secolo nel periodo in cui accadde la strage degli Armeni.
Caratteristica è la carta scelta da Palumbo per apporre il proprio tratto: una carta colorata di cotone che tipograficamente sarà vergata in bicromia.

Vi offriamo una breve sequenza di anteprima tratta dal blog di Andrea Plazzi, editor Panini e profondo conoscitore del fumetto internazionale.

 

http://andreaplazzi.wordpress.com/ 

 


 

Un sogno turco

Tra carte e progetti in corso sulla scrivania di Giuseppe Palumbo, ci salta agli occhi una tavola che da sola è già un racconto. Raffigura i resti di antiche mura con alcuni affreschi in parte cancellati dall’erosione della sabbia e del vento.
Inizia così Un sogno turco, il fumetto in uscita per Rizzoli, che Palumbo ha realizzato basandosi su un racconto scritto da Giancarlo De Cataldo. L’idea è partita dall’autore di Romanzo Criminale e ha avuto una lunga gestazione visto che i primi bozzetti risalgono a circa cinque anni fa. Al momento di riprendere il progetto Palumbo ha pensato però di ripartire da zero, con nuove soluzioni.

D’altra parte è sua abitudine non bagnarsi mai due volte nella stessa acqua. Se L’ultima volta di Anton Karas aveva preso vita su carta di qualità e formato sempre diverso, in Un sogno Turco Palumbo si attiene a una rigorosa scelta del supporto: una carta di cotone colorata. Se in Tomka la durezza della storia richiedeva bianchi e neri dai forti contrasti, qui l’atmosfera si fa più rarefatta.

Vi consiglio di assaporare lentamente l’intervista che segue, perché è l’ultima della serie che abbiamo dedicato a Palumbo. E visto che ormai scorrono i titoli di coda, ne approfitto per ringraziarlo per le bellissime tavole che pubblichiamo in anteprima.

(Francesca Faruolo)

Estratto dall' INTERVISTA A GIUSEPPE PALUMBO
Raccolta nel giugno 2008

Per il testo integrale vai a:

 http://andreaplazzi.wordpress.com/2008/10/03/palumbo-un-sogno-turco/

 

A poca distanza dall’uscita di Tomka, che hai realizato con Massimo Carlotto, stai già pubblicando un nuovo fumetto con De Cataldo. Queste collaborazioni, interessanti dal punto di vista artistico, rispondono anche a precise scelte editoriali. Che idea ti sei fatto? Credi che opere come queste riescano mettere d’accordo i lettori del romanzo e quelli del fumetto. O magari, chissà, creano un nuovo tipo di pubblico?
I grossi editori, come Rizzoli, hanno seguito un trend editoriale sempre più diffuso, quello del romanzo a fumetti. Probabilmente per questioni di opportunità, hanno scelto la strada di affiancare uno scrittore con un nome consolidato a quello di un narratore per immagini di adeguato spessore: forse un escamotage commerciale per poter produrre con maggiori margini di sicurezza dei nuovi graphic novel.
Nel mio caso si è trattato di due incontri (quello con Carlotto e quello con De Cataldo) più o meno fortuiti, ma molto felici creativamente parlando. I nostri lettori? Voglio sperare anch’io che ce ne siano di nuovi, ma mi accontento dei miei pasdaran e di quelli (più numerosi) dei miei amici scrittori. Sul catturare i lettori del romanzo e portarli a leggere fumetti, la vedo più difficile: sono lettori abitudinari, molto di più dei lettori di fumetti.

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Come entra nella storia la strage degli Armeni?
È una specie di western turco-balcanico e anche se a partire dal titolo l’ambientazione è dichiarata, non si va molto oltre. Per esempio, non si cita una località precisa, ma siamo chiaramente agli inizi del Novecento, quando si è verificata la strage degli Armeni, che viene nominata. Ci sarà una ricostruzione, ma poi la cosa resta lì, come una specie di allucinazione, qualcosa che potrebbe anche non essere mai esistito. Che è poi la percezione che molti hanno di queste vicende. A differenza dell’Olocausto, di cui esiste una pletora di documenti inoppugnabili, sulla strage degli Armeni restano quasi solo le testimonianze orali, e poco altro. Ci sono delle fotografie che sono uscite dal paese per vie traverse, e poco altro. Delle vicissitudini di questi reperti parla La masseria delle allodole.

 

Per leggere l'intervista completa vai a:

  http://andreaplazzi.wordpress.com/2008/10/03/palumbo-un-sogno-turco/