Prefazione al saggio (in francese) di Alexandre del Valle e Emmanuel Ravazi. TRaduzione di Varoujan Aharonian (Akhtamar On Line) 

Sebbene la Turchia continui a rifiutare il riconoscimento della Repubblica di Cipro occupando il nord dell’isola, vi è una parte dell’Unione Europea i cui capi di stato, con Tony Blair in testa insieme alla commissione di Bruxelles, che si apprestano ad aprire i negoziati di adesione della Turchia in Europa il prossimo 3 ottobre 2005, così come stabilito dal consiglio di Bruxelles lo scorso 17 dicembre 2004.

 

E’ certo che la Gran Bretagna, che presiede l’Unione dal 1° Luglio 2005, ha fatto dell’adesione della Turchia in Europa una delle sue priorità, a dispetto delle crescenti reticenze formulate nei mesi scorsi da Francia, Grecia, Cipro e Austria. A questo proposito le recenti dichiarazioni di Jacques Chirac e del suo Primo Ministro Dominique de Villepin nei confronti della Turchia e dell’allargamento, hanno permesso di rilanciare il dibattito sulla Turchia e di prendere coscienza che niente è ancora irreversibile e che il veto di un solo stato può in qualsiasi momento compromettere l’adesione di Ankara.


E’ indubbio che rispetto ai candidati a entrare nell’Unione Europea, la Turchia pone all’Europa un vero e proprio problema esistenziale: considerato che la Turchia non è un paese europeo, o almeno si tratta del primo stato candidato la cui europeicità è discussa, la candidatura turca obbliga per la prima volta l’UE a porsi delle vere questioni geopolitiche concernenti la sua identità, i suoi limiti geografici e di civilizzazione, il suo avvenire, il suo sviluppo e il suo progetto.


Il dibattito rilanciato sulla Turchia in Europa è ugualmente una formidabile occasione offerta a questo paese, ponte tra l’Oriente e l’Occidente, per fare il punto su se stessa, sulla sua identità ambivalente e complessa.


Infatti la Turchia è un paese fondamentalmente diviso tra la parte occidentale, prospera e con un élite occidentalizzata che aderisce in buona parte all’ideologia ufficiale laica ereditata dal kemalismo e la parte anatolica a maggioranza islamico-asiatica, con lo sguardo rivolto verso il medio oriente. Queste due facce di Giano della Turchia, hanno votato entrambe per un partito islamico-conservatore durevolmente ancorato nella vita politica del paese dal 2002 e nato da un movimento islamico radicale in continuo aumento a partire dagli anni ’80…


Nel contesto internazionale della lotta contro il terrorismo islamico e dopo gli attentati di Madrid e inseguito a quelli avvenuti nell’estate 2005 a Istanbul, Londra e Sharm-el-Sheik, questa Turchia allo stesso tempo candidata a entrare nell’UE e sempre più sensibile alle sirene dell’islam politico non cessa di inquietare solamente gli oppositori alla sua candidatura e gli europei in generale ma anche le forze miltari-kemaliste che temono che gli integralisti islamici utilizzino le riforme democratiche europee allo scopo di smantellare gli ultimi freni all’islamizzazione che sono le prerogative politiche della forza armata e delle strutture kemaliste.


Tenendo conto di questa legittima inquietudine e delle aspirazioni contraddittorie dei centri politici turchi rivali (islamici tatticamente pro-europei contro kemalisti-militari più euroscettici), Alexandre del Valle e Emmanuel Razavi, due esperti francesi degli affari esteri e dell’integralismo islamico, presentano in questo nuovo saggio un quadro concreto della Turchia considerata in tutti i suoi aspetti e al di fuori del pensiero del politicamente corretto o del romanticismo orientale: quest’ultimo si riferisce alle élites prestigiose e alle università che guardano verso l’Occidente e la democrazia ma comprende anche la continua negazione del genocidio armeno, e il recalcitrante atteggiamento dimostrato nell’accordare diritti equi alle minoranze non musulmane, le quali ripongono nell’Europa tutte le loro speranze


Una nazione fiera, un nazionalismo intransigente che dimora ancorato nelle sue tradizioni anatoliche e la cui popolazione si sente spesso più vicina ai paesi islamici che a quelli dell’Europa cristiana, per cui vi sarebbe un ritorno all’ottomanismo.

 

 Al realismo argomentato dalle riflessioni geopolitiche di Alexandre del Valle, specialista riconosciuto, si aggiunge l’aspetto giornalistico di Emmanuel Razavi, Grand Reporter per i maggiori giornali francesi. I reportages e le osservazioni sono costituite da preziose testimonianze di uomini politici, intellettuali, persone appartenenti a minoranze turche raramente presenti nei dibattiti.

In sostanza un’analisi reale della Turchia così come essa si presenta nell’anno 2005.

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