Annullata Conferenza sul genocidio in Turchia 24/05/05.   

Scrive Sergio Romano su Panorama: “Durante l’Ottocento i turchi repressero duramente i moti per l’indipendenza delle minoranze nazionali e religiose dell’impero. Ma ogni repressione provocò l’intervento delle grandi potenze ed ebbe per risultato la progressiva perdita delle province ottomane dell’Europa balcanica.” E’ passato più di un secolo da quegli avvenimenti ma le cose non sono cambiate in Turchia dove ancora le repressioni continuano ed il rispetto della libertà delle minoranze e dei diritti umani e della democrazia risultano molto lontane dalla realtà.

 

E’ ancora notizia di questi giorni l’annullamento da parte del Governo Turco della prima conferenza sulla questione armena che sarebbe dovuta svolgersi  dal 25 al 27 maggio all’Università Bogazici di Istanbul e che era stata prudentemente intitolata “Gli Armeni ottomani durante il declino dell’Impero. Responsabilità scientifica e questione di democrazia”.

 

Evidentemente le dichiarazioni annunciate dal Primo Ministro Erdogan di costituire una commissione di riconciliazione Turco - Armena, non avevano nessun fondamento ed erano una mossa politica di facciata per compiacere alle pressioni Europee e la prova è stata fornita dallo stesso Governo Turco con questo atto definito dal corpo accademico dell’Università di Bogazici,  “Un’offesa alla dignità umana ed ai diritti umani”.

 

La Conferenza era stata presa di mira dalle più alte cariche dello Stato Turco, che, ovviamente, è intenzionato ad impedire qualsiasi lavoro che possa fare chiarezza sull’annientamento e la distruzione del popolo armeno. In effetti il Governatore di Istambul ha chiamato il Rettore dell’Università chiedendogli di annullare la Conferenza per  “problemi di sicurezza”. Il Procuratore della Repubblica di Istambul  ha chiesto la copia di tutti i testi di coloro che sarebbero intervenuti alla Conferenza  al fine di consegnare alla giustizia i dissidenti. Il Ministro della Giustizia Cemil Cicek intervenendo al Parlamento ha qualificato la Conferenza come “un pugnale piantato nella schiena della nazione turca” ed i partecipanti alla conferenza “traditori” della patria.

 

Perfino il Consiglio superiore dell’educazione, un organo  che dovrebbe rappresentare tutte le Università, invece di esprimere solidarietà all’Università di Bogazici, l’ha condannata. Il Presidente del Consiglio Erdogan Tezic ha dichiarato  che la conferenza non aveva nessun valore “scientifico”, ed era una conferenza senza successo perché le Università non hanno il diritto di divulgare, quelle scienze di cui non è stata provata la veridicità.

 

Più di 700 persone si erano già iscritti per partecipare alla conferenza e la notizia dell’annullamento ha suscitato molte perplessità nell’opinione pubblica.

 

Il circolo Marc Bloch, associazione di lotta contro il negazionismo  ha protestato vivamente contro questo “attentato alla libertà in Turchia”. Mentre il governo bussa alle porte dell’Europa, continua a perseguitare ogni pensiero libero, si mostra incapace di affrontare la propria storia e di compiere passi verso la democrazia.

 

Il corpo accademico dell’Università di Bogazici, 109 professori, hanno firmato una lettera di protesta condannando i dirigenti politici a capo del Governo e l’atto, da quest’ultimi, compiuto, chiedendo che la Conferenza abbia luogo comunque nella loro Università, facendo notare, tra l’altro, che sono le Università a decidere su che cosa e dove si parla, la politica non ha nessun diritto ad intervenire definendo “traditori della patria” i partecipanti alla conferenza ancor prima di sentire le loro opinioni.

 

Anche la Stampa turca ha dedicato ampio spazio all’argomento:

 

Ertugrul Eozkeok capo redattore del quotidiano “Hurriet” ha scritto “---Ora che la conferenza è stata rimandata, gli organizzatori hanno raggiunto il loro scopo e l’unico che ci ha rimesso è stata, come sempre, la Turchia. Peccato. E’ stato commesso un grande errore. Sarebbe stato molto utile sentire cosa avesse da dire questo coro unisono….”

 

Bekir Djoshtun sempre su “Hurriet” nell’articolo intitolato “gli Armeni” scrive: “se ci sarebbe bisogno di confessare la verità, io preferirei avere come vicini di casa uno o due armeni con i quali poter dialogare e fare amicizia”, e continua “ Gli armeni sarebbero stati la ricchezza della Turchia se avessero continuato a vivere nelle molteplici città di  Sivas, Edrine, Marash, Trabisonda, … Oggi se un tizio di un paese domandasse ad un altro tizio di un altro paese : Come mai siete così evoluti noi siamo rimasti molto indietro? L’altro gli risponderà “Perché noi siamo riusciti a salvare i nostri armeni e a difenderli”. Infine Djoshtun conclude: “Adesso che gli organizzatori sono stati chiamati traditori e la Conferenza è stata annullata, d’ora in poi chi  crederà alla Turchia? Anche se la Turchia portasse delle prove, prove inconfutabili. Come potrà la Turchia essere convincente e credere alle dichiarazioni del proprio Primo Ministro quando dice “apriremo i nostri archivi”.

 

Esmit Berkan capo Redattore di “Radical” un giorno prima dell’annullamento della Conferenza aveva scritto che lui pensava fosse impossibile realizzare in Turchia una conferenza simile ed era felice di essersi sbagliato. Il Giornale scrive che la felicità di Berkan è rimasta nello stomaco perché il giorno dopo aveva capito la reale situazione in Turchia.

 

Turker Altan redattore di “Radical” ha scritto “se la conferenza avesse avuto luogo, la classe politica Turca avrebbe  tratto vantaggio invece ora la Turchia ha dimostrato che non è capace di accettare testimonianze diverse e opposte alle sue.”

 

Orhan Ursal in “Jumhurriet” non riesce a capire la negazione del genocidio da parte della Turchia poiché, afferma, “tutti sanno che di mezzo ci sono morti e danneggiati e questa è una realtà innegabile”. Ursal osserva che la Turchia potrebbe rifiutare il termine “genocidio” affermando:” Noi rifiutiamo il genocidio, ma condanniamo il massacro perpetrato e chiediamo perdono a nome degli ottomani”.

 

Taha Akiol invece afferma su “Milliet” che la Turchia sarà messa sotto pressione e proverà che in questo paese non c’è tolleranza verso il libero pensiero. “Avete parlato troppo, ora state zitti è stato ordinato ai nostri accademici. “

 

L’ingresso della Turchia nell’Ue comporterebbe semplicemente un’ulteriore aggravamento della situazione delle minoranze poiché se è vero che un secolo non è bastato a cambiare lo stato delle cose  è pur  vero che la Turchia non ha mai rispettato alcun patto, e quindi una volta ottenuto il visto d’ingresso, così come nella storia, la Turchia, potrebbe non tenere fede agli impegni presi con l’Unione e rifiutare di attuare le condizioni e le raccomandazioni impostegli per il rispetto e la libertà delle minoranze e questo di certo non gioverebbe all’Unione Europea.

 

Probabilmente non bastano i buoni propositi per convincere gli europei che un cambiamento di rotta si sta realizzando,  bisogna che questi propositi siano mutati in realtà. Sarà questione di tempo. Ma allora invece di porre la domanda: quando la Turchia in Europa? non sarebbe più opportuno chiedersi  quando l’Unione Europea, intesa come ideali e valori,  in Turchia?.

 

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