24 Aprile 2002 - Figli e Nipoti di un orrore minore? di Marco Tosatti (Akhtamar Speciale)

La tragedia di Terrasanta, che abbiamo sotto gli occhi, ci ricorda come la memoria di un genocidio possa avere valore, a molti anni di distanza, ed essere spesa per giustificare azioni politiche e militari di grande durezza.

E' evidente che nessuno può restare insensibile alle ragioni degli eredi di un orrore che viene ricordato nei suoi dettagli praticamente ogni giorno da giornali radio e televisioni; e di conseguenza anche il suo giudizio sui fatti di oggi non può prescinderne, volenti o nolenti.

E' un tipo di capitalizzazione della tragedia che certamente non è avvenuto per il genocidio armeno; una tragedia fastidiosa per troppe persone, e che ancora attende di essere riconosciuta per quello che era. Fastidiosa per gli eredi politici degli assassini di allora; fastidiosa per chi vede minacciata dal riconoscimento un'orrenda primazia nella tragedia (non a caso i turchi sono fra i più strenui sostenitori dell'unicità della Shoah); fastidiosa per gli Stati Uniti, timorosi di irritare il loro alleato più importante nella regione. La guerra di Bush junior rende troppo preziosi Ankara e Tel Aviv agli occhi dei generali americani perché ci si possa attendere una qualche buona notizia d'oltreoceano. E anche in Europa, dopo la coraggiosa presa di posizione di due anni fa, si avverte qualche tentennamento, un desiderio di rivedere quelle clausole così rigide per l'ingresso della Turchia in Europa; e perciò un declassamento del nodo genocidio armeno.

Non è un panorama favorevole, per tutti coloro che attendono da troppo tempo che sia resa giustizia alle vittime del primo genocidio del secolo. Però un panorama che certo non sembra favorevole, esistono fatti ed elementi positivi, sia per il nostro paese, che a livello internazionale. E' cresciuta moltissimo, rispetto a qualche anno fa il panorama editoriale relativo all'Armenia, alla sua storia, e a quel momento tragico. Mi ricordo che quando - alla metà degli anni '90 - cercammo libri in italiano relativi al genocidio del 1915 trovammo uno titolo disponibile (Metz Yeghern di Mutafian). Adesso, grazie soprattutto all'attività di Guerini, questa voragine conoscitiva tende a colmarsi.

Il fatto più importante, però, a mio modo di vedere, riguarda la posizione della Santa Sede; un elemento sia internazionale che italiano. Dopo la visita di Karekin II in Vaticano, nell'autunno del 2000, e la firma della dichiarazione congiunta in cui il capo della Chiesa Apostolica e il Pontefice usavano il termine genocidio, c'è stato il tanto atteso - anche dal Papa - viaggio in Armenia di Giovanni Paolo II. E' una memoria viva e vivida, così come è nitida nel ricordo l'immagine del Papa a Dzidzernagapert, la sua richiesta a Dio di “asciugare ogni lacrima del popolo armeno”. Il significato della visita, e seconda dichiarazione relativa al genocidio hanno tolto ogni sospetto di casualità alla prima. Una posizione confermata, qualche settimana più tardi, dalla beatificazione di Ignace Maloyan, vescovo martire, insieme al suo gregge, del genocidio. La reazione turca è stata - formalmente - stizzita. Anche se naturalmente Ankara era stata informata in anticipo del tenore delle dichiarazioni del Papa, subito dopo la visita minacciò addirittura di richiamare l'ambasciatore presso la Santa Sede.

La struttura stessa della chiesa cattolica fa sì che una posizione del genere, espressa soprattutto dal Pontefice, venga assunta e ripetuta senza difficoltà. Anche quando possano esserci dei problemi “diplomatici”. In questo senso assumono un significato ancora più importante - in modo paradossale - delle dichiarazioni pontificie due articoli usciti su Civiltà Cattolica, il 15 dicembre 2001 3 il 19 gennaio 2002, intitolati rispettivamente “La strage degli Armeni” e “Lo sterminio degli armeni”, a firma del padre Giovanni Sale S.I. Si parla di genocidio armeno, e delle sue responsabilità. L'elemento fondamentale però è un altro; ogni numero de La Civiltà Cattolica, quindicinale dei gesuiti, autorevolissimo, viene letto in Segreteria di Stato prima di andare in stampa. Questo significa, molto semplicemente, che se il giornale ha potuto esprimere - in due articoli - questa tesi, essa è condivisa e sostenuta al massimo livello diplomatico vaticano. L'ultima volta che La Civiltà Cattolica aveva trattato il problema era nel 1919.

 

Indice

akhtamar@comunitaarmena.it