Nascita della diaspora armena, il suo peso e rapporti con la  madrepatria di Michelle Jeangey  (Akhtamar N. 6)

Nel corso della storia il territorio abitato dal popolo armeno, la cosiddetta Grande Armenia, che si estendeva per circa 600.000 km2 ed era pressappoco circoscrivibile intorno ai tre grandi laghi Sevan, Van ed Urmia, è stato oggetto di successive invasioni da parte di diverse popolazioni: nei tempi antichi il territorio è stato conteso dai Romani, Parti, Bizantini, Medi, Persiani, Arabi, Turchi e Mongoli; in tempi più recenti, nel diciannovesimo secolo il territorio è stato amministrato dall'Impero Ottomano e l'Impero zarista, finché, nel 1918, è stata costituita per un biennio la Prima Repubblica d'Armenia che ha aderito poi all'Unione delle Repubbliche socialistiche sovietiche.

 

La posizione geografica strategica del territorio armeno, vero e proprio ponte tra Oriente ed Occidente, oltre a provocare la spartizione dell'Armenia storica attraverso successive invasioni ha causato la dispersione del popolo armeno, cosicché si sono costituite nel corso dei secoli importanti comunità armene nel mondo. A lasciare l'Armenia furono soprattutto i mercanti che percorrendo le vie della seta crearono in India ed in Cina importanti colonie ed usufruirono di privilegi simili a quelli dei mercanti inglesi; per la loro abilità nel commercio, gli Armeni furono trasferiti dallo scià Abbas I nelle prime decadi del XVII secolo ad Ispahan perché agissero da catalizzatori sulle vie del grande commercio. Ma l'attenzione dei mercanti era rivolta soprattutto al Mar Mediterraneo ciò che contribuì alla creazione di comunità armene in tutto il Mediterraneo orientale in Grecia così come a Cipro, in Bulgaria, Romania ed in Egitto e ad Occidente in Italia ed in Francia, fino al corno d'Africa in Etiopia.

 Ma se è vero che già prima del XX secolo gli Armeni avevano costituito diverse comunità in Asia, Africa ed Europa è solo nel 1915 che si può parlare di una vera e propria diaspora armena perché fino a questa data ancora la maggior parte degli Armeni viveva in Transcaucasia e nell'Anatolia orientale.

Nel 1915, mentre le grandi potenze erano impegnate a combattere la prima guerra mondiale, 1.500.000 Armeni furono deportati e massacrati nel deserto siriano di Der es Dzor perché la loro presenza impediva, come impedisce tuttora, la realizzazione del disegno panturco dei Giovani Turchi, che individuando la presenza delle minoranze come fonte di debolezza per l'Impero e progettando l'allargamento ad est di quest'ultimo in risposta alla proclamazione dell'indipendenza delle popolazioni dei Balcani, prevedeva la congiunzione di tutti i popoli Turchi dalla Turchia alla provincia cinese dello Xinjiang attraverso le repubbliche dell'Asia centrale.  

Gli Armeni che sopravvissero al genocidio costituirono comunità diasporiche principalmente in Siria e Libano, ma anche in Grecia e poi in Francia e nelle Americhe (USA, Canada, Brasile, Argentina) con la speranza di ritornare presto in patria a conclusione del conflitto mondiale con la costituzione di uno Stato armeno che comprendesse le province amministrate dall'Impero zarista e quello ottomano. Presto però le loro speranze furono disilluse e furono definitivamente frustrate quando negli anni Venti fu costituita la Repubblica Socialista sovietica Armena sulle ceneri della Prima repubblica d'Armenia del 1918-1920, a sua volta costituita solo sulle regioni orientali dell'Armenia storica e appartenenti precedentemente all'Impero zarista. 

Dal 1920 all'indipendenza nel 1991, gli Armeni dell'Armenia Hayastanzi e gli Armeni della diaspora Espurkahay hanno vissuto due realtà parallele ciò che ha determinato una diversa sensibilità nell'affrontare le problematiche inerenti lo sviluppo politico ed economico dell'Armenia.

Oggi uno dei problemi principali della repubblica d'Armenia è il rischio di isolamento per i difficili rapporti instaurati con gli Stati limitrofi, l'attuale governo armeno diversamente da quello precedente sta tentando di rafforzare le relazioni con la diaspora armena invitandola a promuovere la cultura e l'economia armena all'estero e cercando di costruire parallelamente un'identità armena mondializzata caratterizzata dall'esistenza di diversi attori interdipendenti, siano essi inseriti in ambito governativo o non governativo, statale o diasporico. La diaspora si è, infatti, mostrata più rigida nell'affrontare le questioni in cui è coinvolto il popolo armeno, ha cercato subito di collaborare alla ricostruzione dell'Armenia ma si è scontrata con un differente modo di lavorare e di rapportarsi alle questioni interne od internazionali da parte degli Armeni dell'Armenia.

 In tal senso può essere letta anche la diversa percezione del riconoscimento del genocidio perpetrato dall'Impero ottomano nel 1915, considerata dalla diaspora come presupposto essenziale per la normalizzazione dei rapporti con l'attuale Repubblica di Turchia; il governo armeno a sua volta ha accolto tale istanza, che è comunque propria di tutti gli Armeni, ma ha sottolineato che non può essere altrettanto rigida nei confronti della Turchia. Infatti, la normalizzazione dei rapporti con il governo di Ankara le permetterebbe di rompere il suo isolamento e renderebbe più semplice la

risoluzione del conflitto in Nagorno Karabagh. Quindi il riconoscimento del genocidio è una delle priorità del governo, ma non può essere una condizione preliminare per la normalizzazione dei rapporti economici e commerciali con la Turchia.  

Attraverso l'organizzazione delle Conferenze Armenia – Diaspora, a partire dal 1999, il governo di Erevan ha voluto abbattere il muro che ha a lungo diviso l'Armenia da una parte consistente del suo popolo che si rivela oggi essenziale per impedire l'isolamento dello Stato. I rapporti dell'Armenia con gli Stati limitrofi, infatti, sono stati complicati dalle ripartizioni territoriali delineate negli anni Venti quando le tre Repubbliche trancaucasiche, Armenia, Azerbaigian e Georgia hanno aderito all'Unione Sovietica. In particolare allora l'Armenia fu privata di due territori: il Karabagh annesso all'Azerbaigian e l'Akhalkalak annesso alla Georgia. Ciò influisce ancor oggi sui rapporti dell'attuale repubblica d'Armenia con gli Stati limitrofi.

Già prima di proclamare l'indipendenza l'Armenia ha dovuto affrontare il conflitto con la Repubblica Democratica dell'Azerbaigian per sostenere la richiesta di revisione dello status quo della Regione Autonoma del Nagorno Karabagh, enclave armena in territorio azero, formulata, nel febbraio del 1988, dalla popolazione armena ivi residente.  

Malgrado oggi sia in vigore il "cessate il fuoco" proclamato nel 1994, le conseguenze del conflitto continuano a pesare sull'economia dell'Armenia; non solo a causa del blocco energetico imposto dall'Azerbaigian, che ha costretto Erevan a riattivare la pericolosa centrale nucleare di Metzamor, ma soprattutto per l'isolamento cui è condannata per effetto della solidarietà subito manifestata dalla Turchia all'Azerbaigian, infatti, in nome dell'ideale panturcico sono stati bloccati il traffico ferroviario e la fornitura dei beni di consumo, ciò che ha notevolmente danneggiato l'economia armena, un tempo basata su una forte cooperazione a livello regionale.

La Turchia chiede, come condizione per la normalizzazione dei rapporti, il ritiro delle truppe armene dalle terre occupate in Azerbaigian e la creazione di un corridoio che congiunga la Repubblica Autonoma del Nachicevan al resto dell'Azerbaigian e quindi indirettamente la Turchia all'Azerbaigian e alle repubbliche turcofone dell'Asia centrale, così da consolidare il ruolo di potenza regionale capace di opporsi all'influenza della Russia e dell'Iran nell'area.

Proprio la contrapposizione ad un tale progetto avvicina l'Armenia alla Russia e all'Iran, suo principale partner economico nell'area, con le quali si oppone non solo all'alleanza Baku – Ankara, ma anche al gruppo GUUAM (che raggruppa Georgia, Ucraina, Uzbekistan, Azerbaigian, Moldavia), un'alleanza politica, economica e strategica che dal 1996 ha lo scopo di rafforzare l'indipendenza e la sovranità delle Repubbliche ex-sovietiche che vi aderiscono.

Parallelamente alla costituzione del GUUAM, l'Armenia ha confermato la sua adesione al Trattato di Sicurezza collettiva e quindi la scelta strategico-militare di affiancarsi oltre che a Mosca, alla Bielorussia, al Kazakhistan, al Kirghizistan ed al Tagikhistan, con lo scopo di rafforzare la difesa dei territori degli Stati membri.

Ma la difesa del territorio non è l'unico obiettivo dell'Armenia, essa cerca di inserirsi nei progetti internazionali o regionali che la coinvolgono direttamente o indirettamente, anche se la mancata risoluzione della questione del Nagorno Karabagh ha già determinato la sua esclusione dalla realizzazione dell'oleodotto che trasporterà l'oro nero da Baku al porto turco di Ceyhan e rischia di influenzare la costruzione della ferrovia Kars – Akhalkalak.

Quest'ultimo progetto lederebbe direttamente gli interessi degli Armeni poiché si realizzerebbe, attraverso la Georgia, il congiungimento terrestre tra la Turchia e l'Azerbaigian e, di conseguenza, l'isolamento armeno anche verso Nord.

La crescente cooperazione tra Ankara, Tbilisi e Baku non può che preoccupare il governo di Erevan che a sua volta è particolarmente attento a non incrinare i rapporti con la Georgia, l'unica via attraverso la quale può accedere al Mar Nero, raggiungere la Russia e l'Occidente. Proprio la ricerca di relazioni amichevoli con la Georgia influenza la politica del governo armeno nello Djavakhk (Akhalkalak), la regione georgiana abitata in prevalenza da Armeni.

Oggi l'isolamento è dunque il problema principale dell'Armenia. Consapevole di ciò l'attuale Presidente della Repubblica, Robert Kociarian, ha intrapreso una politica di complementarità volta a conciliare la tradizionale alleanza strategico-militare con la Russia, rafforzata recentemente da un accordo economico decennale, con una maggiore collaborazione con gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

L'adesione dell'Armenia, il 25 gennaio del 2001, al Consiglio d'Europa rappresenta un primo passo in tale direzione.

 

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