Armenia: dal genocidio all'Europa. (Akhtamar On Line)

Imperativo morale per l'Unione Europea accogliere i fratelli armeni 

Se ne parla, finalmente! E’ proprio, crediamo, il caso di dirlo.

Un bellissimo film, dibattiti, libri e non ultima una casa editrice con un’intera collana tutta dedicata al dramma del popolo armeno, all’olocausto voluto dai “giovani turchi”, gli ufficiali nazionalisti che, deposto il Sultano, crearono la Turchia moderna, un Paese troppo importante per la strategia degli Usa e che peraltro rischiamo di ritrovarci in Europa senza nemmeno le scuse … per quel crimine abietto commesso dal 1915 al 1923. In effetti, il Parlamento Europeo già nel 1987 riconobbe pubblicamente la necessità di ricordare, a perenne memoria, il genocidio, ma da analogo dibattito nel 2002 nulla fu deliberato.

Desideriamo qui proporre che la Regione Puglia, stante i vincoli di carattere storico, culturale ed in passato ed in prospettiva anche economici con l’Armenia, esprima la necessità che la Turchia riconosca il genocidio e proponga per un prossimo futuro l’ ingresso anche di Armenia e Georgia nella Unione Europea.

 

Profilo Storico del popolo armeno

Gli Armeni sono vissuti per secoli su un vasto territorio compreso fra la parte nord-orientale dell’attuale Turchia e le terre a nord dell’ Impero Persiano su fino alle cime del Caucaso. E’ la storia quindi di una Nazione eternamente contesa da grandi imperi: persiano, romano, ottomano, russo, e che nel corso dei secoli è stata invasa e saccheggiata da tanti eserciti fra i quali i Turchi Selgiuchidi ed i Mongoli.

L’Armenia indipendente dei nostri giorni si estende nel sud della Transcaucasia e confina con la Georgia, l’Iran, la Turchia e l’Azerbaigian.

La popolazione – tre milioni e mezzo di abitanti - è composta al 98% da Armeni.

L’origine di questo popolo va con tutta probabilità ricercata in Frisia ma la loro presenza nel Caucaso è documentata sin dal X secolo a.C. Una volta giunti in queste terre essi si fusero con la popolazione autoctona di stirpe turrita, discendente dagli antichi regni.

Il primo nucleo di stato armeno fu il regno di Urartù, IX-VII secolo a.C. Nel 782 a.C. fu fondata la capitale Erevan.

L’area abitata dagli Armeni si estendeva su un territorio particolarmente aspro, assai vasto, intorno al monte Ararat comprendendo anche territori che dai monti dell’Anatolia giungevano ad altopiani dell’Iran.

Una leggenda armena narra che quando Dio creò la terra buttò tutte le pietre in Armenia!

Indipendente dal X all’VIII secolo a.C., subì le invasioni dei cimieri, degli sciiti, dei persiani ed infine delle armate di Alessandro Magno.

Unificata dal re Tigran l’intera regione venne a lungo contesa fra le milizie romane ed i parti, che per decenni si scontrarono nell’intero territorio.

L’Armenia fu quindi occupata definitivamente da Traiano, divenne provincia romana ed il suo popolo nel 301 d.C., per volere del re Tiridate III, si convertì, primo al mondo, al Cristianesimo. Gli Armeni avrebbero poi pagato duramente nel corso dei secoli questa scelta!

Gli Armeni abbracciarono il cristianesimo nella versione monofisita e questa particolare fede religiosa assieme alla lingua armena divennero da allora i capisaldi dell’identità nazionale armena. Essa si caratterizzerà quindi, nei secoli, per essere autonoma culturalmente rispetto alla Chiesa di Roma ed all’Occidente, ma anche assolutamente differente dai confinanti Paesi arabi o comunque a prevalenza islamica. Già dalla battaglia di Avarayr nel 451 il generalissimo Vardan Mamikonian diceva ai suoi soldati: “ Chi credeva che il cristianesimo fosse per noi come un indumento , ora intenda che non può strapparcelo come il colore della nostra pelle”.

Il cristianesimo penetrò in Armenia per due vie concomitanti, dal sud e dall’ ovest, ossia da Emessa e da Cesarea di Cappadocia.

Nel 387 l’Armenia fu divisa fra persiani e bizantini, nel VII secolo venne occupata dagli arabi. E’ dell’862 il vangelo della regina Mlkè, del X secolo la predicazione di Gregorio di Narek.

Diventata nuovamente indipendente sotto i bagraditi, l’Armenia mantenne una specificità nazionale fino al 1064, anno dell'invasione turca.

Gli armeni ripararono in Cilicia dove diedero vita alla “piccola Armenia” una sorta di stato indipendente armeno in esilio, rimasto in vita fino all’invasione dei mamelucchi.

Nell’Armenia occupata dai Turchi, dopo dure lotte, s'insediarono, nel 1240, i mongoli provenienti dall’Asia orientale.

Nel 1512 a Venezia , fu edito a stampa il primo libro in armeno.

Tra il XVII ed il XVIII secolo avvenne la spartizione dei territori armeni fra turchi ad occidente e persiani ad oriente. Fra il 1602 ed il 1604, molti armeni furono deportarti in Persia.

L’Impero Ottomano operò nei confronti degli Armeni con relativa tolleranza. Essendo un popolo cristiano gli Armeni secondo la Sharia erano, comunque, cittadini di second’ordine, tutelati ma con pesanti discriminazioni.

Nel 1829 l’Armenia orientale venne annessa alla Russia zarista ed unificata in provincia con Azerbaigian e Georgia.

 

L’inizio del genocidio

Nella zona occidentale il governo di Costantinopoli intensificò la repressione del nazionalismo armeno cercando di spezzare i legami religiosi del cristianesimo ortodosso d’Armenia con i paesi europei dell’area mediterranea, in particolar modo con Roma.

Il declino della potenza ottomana, la conquista dell’indipendenza del popolo greco, le spinte nazionalistiche nel Caucaso contribuirono alla rinascita del sentimento nazionale armeno.

Alla fine dell’ottocento lo Stato turco era ormai in piena ed irreversibile crisi. Di quest'occasione cercarono di approfittare le potenze europee ed il rinato nazionalismo armeno.

Nel 1984, infatti, i partiti nazionalisti armeni, con l’aiuto di altre formazioni, attuarono una radicale opposizione interna, che diede vita ad un'insurrezione popolare sostenuta, anche finanziariamente, dalla Francia e dalla Gran Bretagna.

L’azione degli irredentisti armeni si articolò su due piani: a Costantinopoli il Patriarcato armeno sollevò il riconoscimento della specificità armena mentre nell’Armenia “storica” nacquero i primi partiti rivoluzionati armeni clandestini.

Il sultano Abdul Hamid II preoccupato del rafforzamento del sentimento nazionale armeno che poteva contare, fra l’altro, anche sull’ appoggio delle floride comunità degli Armeni dell’ Impero, in larga parte operanti nel commercio dei più vari beni, rispose con una dura repressione che eliminò fisicamente dai 200.000 ai 300.000 armeni nel periodo 1895-1897. La repressione costrinse inoltre una considerevole minoranza armena, circa 400.000 persone, ad emigrare in Russia. Tutto questo avvenne sotto gli occhi delle potenze europee che, come avverrà anche in un prossimo futuro, non riusciranno ad intraprendere alcuna seria iniziativa per soccorrere gli armeni.

La repressione sortì quindi gli effetti sperati dal governo turco: furono arrestati i leader nazionalisti e religiosi e conseguentemente annullate le velleità espansionistiche delle potenze europee.

Gli Armeni crearono la Federazione Rivoluzionaria Armena, detta Dachnak, con basi nella vicina Armenia russa.

Nel 1908 la situazione precipitò. Un gruppo di ufficiali, i “Giovani Turchi” animati da sentimenti nazionalisti e riformisti, tentò un colpo di stato contro il governo e l’ala dura dell’esercito. Fra le linee programmatiche del movimento vi era la costituzione di una federazione fra i popoli già costituenti l’Impero Turco. Questo sentimento insieme nazionalista e sopranazionale escluderà però gli Armeni considerati anche dai Giovani Turchi un’insidia da annientare.

Nel 1909, in Cilicia, avvengono i primi massacri: 30.000 armeni vengono uccisi dalle milizie del partito Ittihad ve Terakki (Unione e progresso).

Queste azioni barbare furono il risultato dell'ideologia che aveva ormai impregnato il partito allontanandolo dagli iniziali principi “liberali”, derivanti anche dall’adesione di alcuni dei suoi principali esponenti alla massoneria.

La nuova base ideologica era quindi un intreccio fra panturchismo e turanismo, in pratica l’attualizzazione di miti antichi con moderne finalità che fra l’altro comprendevano l’identificazione fra indipendenza nazionale e purezza razziale.

Intanto il governo si trasforma in una sorta di dittatura oligarchica affidata a tre uomini forti: Djemal, Enver e Talaat che ottengono i ministeri della Marina, della Guerra e dell'Interno.

 

La Grande Guerra e lo sterminio

La Grande Guerra offre al governo turco l’opportunità di “chiudere i conti” con gli Armeni. La Turchia entra in guerra a fianco degli Imperi centrali, Austria e Germania, contro Russia e potenze occidentali.

Gli armeni si dividono: chi è per la neutralità, chi si propone di combattere comunque per la Turchia in quanto cittadini ottomani e chi infine si schiera con i Russi.

L’inizio del conflitto vede il prevalere delle forze russe. La Terza Armata turca è infatti male equipaggiata, le condizioni climatiche sono sfavorevoli. I soldati turchi si convincono che la sconfitta va attribuita ai traditori armeni.

In realtà gli armeni sono sì presenti fra le forze russe ma trattasi di cittadini russi e non turchi !

Ormai il sentimento di odio etnico divampa. Fra il dicembre 1914 ed il febbraio 1915 il Comitato centrale del partito Unione e Progresso, guidato da due medici – Nazim e Behaddine Chakir – pianifica la totale soppressione degli armeni come popolo. Viene creata la famigerata "Organizzazione speciale", una struttura paramilitare alle dipendenze del ministero della Guerra, ufficialmente incaricata di operazioni spionistiche oltre confine, ma segretamente incaricata di sterminare gli armeni (ai messaggi ufficiali di non toccare la popolazione armena seguivano contrordini di segno opposto). Furono inoltre create squadre di irregolari – i tchété – costituite di detenuti comuni scarcerati ed addestrati per le operazioni più sporche.

Il piano scatta tra il gennaio e l’aprile 1915: i soldati armeni inquadrati nell’esercito turco, vengono disarmati, raggruppati con la scusa di eseguire lavori di ricostruzione ed eliminati lontano dai centri abitati.

Alla fine di aprile, con il pretesto di una rivolta armena scoppiata a Van, 2345 notabili armeni di Costantinopoli vengono arrestati, nei mesi successivi tutta l’élite intellettuale (scrittori, giornalisti, poeti come Daniel Varujan, parlamentari come Krikor Zohrab) vengono deportati verso l’ interno dell’Anatolia e massacrati lungo il percorso. Tra il mese di maggio ed il luglio dello stesso anno gli armeni di sette province orientali – Erzerum, Bitlis, Van, Diyarbakir, Trebisonda, Sivas e Kharput – vengono eliminati. Gli uomini sono uccisi sul posto mentre donne, bambini ed anziani vengono deportati verso il deserto che raggiungono con lunghe marce. Il trasferimento forzato ha lo scopo di farli morire di fame e stenti o per mano di nomadi curdi che attaccano i convogli su istigazione del governo.

Già nell’agosto del 1915, quindi, il governo turco è riuscito ad eliminare completamente gli Armeni dalla Anatolia orientale. Scatta quindi la seconda fase del genocidio con l’ eliminazione degli Armeni dalle altre zone della Turchia, in particolare quelle occidentali, come la Cilicia.

I sopravvissuti vengono raccolti in campi di concentramento in Siria , alcuni vengono deportati in Mesopotamia , a Deis es-Zor dove il martirio del popolo armeno, nel luglio del 1916, diventerà il simbolo del genocidio armeno.

Nel giro di un anno vengono uccisi un milione e mezzo di armeni mentre centomila bambini armeni vengono affidati a famiglie turche e curde.

 

La fine della guerra e del sogno d’ indipendenza

Con la sconfitta della Turchia nella prima guerra mondiale sembrò possibile che gli Armeni sopravvissuti al genocidio potessero costituire uno Stato indipendente così come i Curdi.

Queste almeno erano le risultanze degli Accordi della Conferenza di Pace e del conseguente Trattato di Sèvres nell’agosto del 1920.

Paradossalmente, però, le pressioni dei vincitori per processare i responsabili dello sterminio servirono a rinfocolare il nazionalismo turco ed a scatenare nuove persecuzioni.

Dopo la caduta del Sultano Abdul Hamid e finita la stagione dei Giovani Turchi, prese il potere il leader nazionalista Mustafà Kemal, deciso ad imporre alla Turchia una svolta modernista e laica , non scevra quindi di dolorose rinunce che si pensava di poter compensare con nuovi slanci populisti.

Sfruttando la diffidenza fra le potenze occidentali e la Russia bolscevica ed in violazione del trattato di Sèvres Kemal ordinò alle sue truppe di invadere l’Armenia e con l’aiuto della rediviva Organizzazione speciale riprese le violenze antiarmene che culminarono nell’incendio di Smirne nel settembre del 1922.

La conferenza di Losanna nel 1923 annullò gli accordi di Sèvres cancellando le espressioni Armenia ed armeno persino dai protocolli. L’Europa aveva di fatto dato l’avallo al genocidio.

 

La II Guerra mondiale ed i conflitti degli ultimi decenni

Con la Conferenza di Losanna l’unica entità statuale “armena” rimase quella sovietica. Entrata già nell’influenza sovietica nel 1920 due anni più tardi entrerà ufficialmente a far parte dell’ Unione dove nel 1936 diverrà Repubblica autonoma.

La fede cristiana degli Armeni sarà motivo di profonde e continue persecuzioni da parte dei comunisti sovietici tanto che nel 1941, allo scoppiare delle ostilità fra Germania ed URSS buona parte della popolazione armena simpatizzerà per la causa dell’Asse e tremila armeni moriranno arruolati nelle divisioni di volontari anticomunisti aggregati ai Tedeschi.

Con la fine del conflitto la regione sarà definitivamente spartita fra Iran , Turchia ed URSS e sulla causa del popolo armeno e delle tragiche vicende del genocidio scenderà un velo di colpevole silenzio.

La questione armena ritornerà alla ribalta della scena politica internazionale solo intorno ai primi anni settanta grazie alle attività della ASALA, Armata segreta armena per la liberazione dell’Armenia.

Questo gruppo militante radicale fu il diretto erede dei primi movimenti indipendentisti che avevano contrastato anche armi in pugno l’impero ottomano alla fine dell’ ottocento: l’Hintchak ed il Dachnak.

Nei primi anni settanta crearono basi operative in Europa e nelle aree più calde del Medio Oriente.

Il loro obiettivo era riportare la questione armena al centro dell'attenzione internazionale ed ottenere il diritto ala formazione di uno stato armeno indipendente e riconosciuto dalle Nazioni Unite.

L’ASALA colpì quindi diplomatici, militari, politici e personalità turche rivendicando la paternità degli attentati.

Le azioni erano ben organizzate sotto un profilo militare perché l’ASALA aveva raggiunto anche un accordo con l’ OLP per scambio di mezzi ed uomini.

In Europa fu la Francia la principale base dell’ ASALA che potè contare sul sostegno di parte dei trecentomila francesi di ascendenza armena, comunità che annovera anche nomi celebri del mondo della cultura e dello spettacolo, fra cui il cantante Charles Aznavour, impegnati nella difesa dell’ identità armena.

Furono quindi numerose le azioni in Francia fra il 1975 ed il 1983, nel 1984 altra spettacolare azione a Vienna ma alcune azioni furono eseguite anche in Turchia.

Le azioni dell’ ASALA cessarono intorno alla metà degli anni ottanta per due ragioni: il riconoscimento via via crescente dell’ olocausto armeno perpetrato dai turchi e l’inizio della riscossa nazionale armena nella Unione Sovietica con la perestroika di Gorbaciov.

Era ampiamente prevedibile, infatti, che da quel caleidoscopio di situazioni cristallizzate che erano i regimi comunisti, e l’URSS in particolare, divampasse immediatamente il fuoco della ribellione non appena le maglie della tirannia fossero state allentate.

Tra la fine del 1988 ed i primi mesi del 1989 nel territorio del Nagorny – Karabach posto dal 1922 sotto l’amministrazione dell'Azerbaigian, ma a larghissima maggioranza etnica armena iniziarono grandi manifestazioni di piazza della comunità armena.

A queste seguirono la repressione degli Azeri con decine di armeni trucidati. Gli Azeri, popolo di incerta origine asiatica, non riconoscono i diritti degli Armeni ed osteggiano la presenza della fede cristiano-apostolica degli armeni presenti in maggioranza nella provincia del Nagorny – Karabak.

Fu necessario l’intervento delle truppe russe per pacificare l’instabile zona del Caucaso peraltro quasi tutta in fiamme in quegli anni, e riportare una tregua che a tutt'oggi è fragile e si regge su uno status quo in difficile equilibrio.

Anche in Iran nei primi anni del dopo rivoluzione komeinista la minoranza armena è stata oggetto di dure discriminazioni per poi essere sostanzialmente tollerata dal regime teocratico islamico.

Nell’ Iraq del laico Saddam Hussein, invece, i circa trentamila armeni non hanno mai subito vere vessazioni in quanto Armeni o cristiani ma notevole è stato l’esodo così come per gli altri cristiani.

Analoga, sostanzialmente la situazione in Siria. Piccole comunità di Armeni sono presenti anche in Libano ed in Palestina, sia in Israele che nei territori palestinesi, ed ancora in Egitto.

 

Il  perché del genocidio

Ancor oggi la Turchia con l’appoggio di USA ed Israele cerca di negare o di minimizzare le cifre e la drammaticità dell’olocausto armeno, sovvenzionando anche pseudo storici di varie nazionalità. Troppe sono, però, le testimonianze non solo armene ma di diplomatici e militari Inglesi, Americani, Italiani e di altre nazionalità che documentarono il genocidio avendone avuta diretta coscienza. Fra di loro spicca l’ ufficiale tedesco Armin Wagner, che a rischio della vita, essendo un militare di un Paese alleato della Turchia nella I Guerra Mondiale, documentò anche fotograficamente le indicibili sofferenze di questo popolo martire.

Il negazionismo turco poggia su tre argomenti.

Il primo, sostenuto sin dal 1915 , cerca di ribaltare la responsabilità dei tragici eventi accusando gli Armeni di aver tradito la Turchia tentando una specie di genocidio antiturco. Si prendono a tal fine ad esempio alcuni attacchi a villaggi turchi da parte di bande armene venute dalla Russia.

La seconda tesi cerca di negare la premeditazione dello sterminio ma dall’ esame di atti estratti nel 1988 dagli archivi ottomani emerge sostanzialmente solo una grossolana falsificazione di documenti.

Il terzo argomento verte sulle statistiche. Secondo il patriarcato armeno di Costantinopoli vivevano nell’Impero Ottomano 2.100.000 persone, i turchi dicono 1.290.000, quindi per i primi le vittime sarebbero un milione e mezzo per i secondi fra 200.000 ed 800.000.

Perché furono sterminati fra il 1915 ed il 1923 un milione e mezzo di Armeni di Turchia ?

Abbiamo provato a schematizzarne alcuni motivi fra i più degni di nota con la premessa che nell’ Impero Ottomano, erede “diretto ed ultimo” dell’ Impero Romano, grande realtà multiculturale, multietnica e multiconfessionale, gli Armeni furono rispettati ed in un certo senso anche protetti, ma considerati sempre oltre che minoranza etnico-linguistica-religiosa, una realtà temibile economicamente e politicamente inaffidabile o comunque sospetta.

Questa è sinteticamente la ragione dei massacri hamidiani ossia del tragico precedente dell'olocausto del 1915-1923. Alla fine dell’Ottocento, infatti, fra 50.000 e 300.000 Armeni furono sterminati perché ritenuti eversivi nei confronti del potere ottomano già in profonda ed inarrestabile crisi. Dati precisi sui morti non ce ne sono, stante l’assenza di testimoni attendibili, neutrali.

Già alla fine dell’Ottocento, peraltro, l’influenza delle idee di rinascita nazionalista avevano permeato la ricca borghesia armena dove fiorivano le logge massoniche che tanta importanza avranno anche nella genesi del movimento dei giovani turchi e nella ideologia modernizzatrice di Mustafà Kemal “Ataturk”.

Gli Armeni costituivano per il Sultano, così come per chi lo detronizzò nel 1908, una pericolosa enclave cristiana nel cuore della madrepatria turca, non cioè una realtà periferica come Serbi, Bulgari, Greci.

Altra grave “colpa” … era di possedere una cultura ed una lingua scritta antichissime in conflitto pertanto con il concetto base del Panturchismo: la lingua turco-turanica è la lingua più antica dell’Umanità intera da cui, poi, sono derivate tutte le altre … ad essa quindi debitrici …

Come accennato gli Armeni, minoranza coesa, erano in media nettamente più colti, ricchi e socialmente influenti rispetto ai Turchi ed alle altre nazionalità dell’ Impero e poi dello Stato Laico turco.

Altra causa scatenante furono i profughi mussulmani sia balcanici, ossia Bosniaci e Bulgari , sia provenienti dal Caucaso i quali , a seguito delle sconfitte subite dai Turchi, venivano insediati nelle regioni della Anatolia orientale tradizionalmente abitate in larghissima maggioranza da Armeni (Costituenti pertanto l’ Armenia occidentale dell’ ipotetico Stato Gran – Armeno nel sogno ottocentesco di rinascita nazionale armena , elemento, però , puramente culturale ).

L’ Impero Ottomano era pertanto vicino al collasso, anche in Nordafrica aveva perso la Libia ceduta all’ Italia.

Gli Armeni sono stati qui di un capro espiatorio. Neavevano pienamente le caratteristiche, purtroppo …

L’ olocausto armeno , quindi , è la risultante di un insieme di sfortunate coincidenze ed accadimenti, naturale epilogo della diffusione di idee quali quella che coincidendo territorio ed etnia si debba …procedere… ad estirpare tutto ciò che in un modo o nell’ altro è alieno !

E’ nostra opinione pertanto che né la Fede Islamica in quanto tale né tanto meno motivi di carattere ideologico-politico possano aver prodotto un crimine di tale portata.

Se si considera che comunque in Turchia si celebrarono già nel 1919 alcuni processi a carico dei responsabili del massacro degli Armeni, è davvero singolare che dopo novant’ anni la Turchia non si assuma la piena responsabilità di questo odioso crimine, cercando , ad esempio , di individuare con i moderni sistemi aereofotogrammetrici le centinaia di fosse comuni ancora ignote ma sicuramente presenti nella odierna Turchia orientale ed in Siria.

Come ha scritto lo storico turco-americano Teren Ashcian la perdita della memoria di questo genocidio è un grave danno per gli stessi Turchi in considerazione , anche , aggiungiamo noi, del prossimo ed inevitabile ingresso della Turchia nella Unione Europea, patria comune – speriamo - di libertà, fraternità ed uguaglianza .

 

La Puglia e l’Armenia

Ancora oggi non molti a Bari ed in Puglia conoscono il Villaggio Nor Arax, in Via Amendola. In questo centro di raccolta i pugliesi accolsero fino a duemila sopravvissuti allo sterminio. Sono tuttora ben visibili le ultime costruzioni di quel campo profughi sorto nel 1926 per volere del ministro Luzzato e costituito prima solo da un capannone vicino ad una fabbrica di tappeti e poi da sei padiglioni di tipo Docher, residuati bellici tedeschi.

La storia dei rapporti fra Italia, e Puglia in particolare, ed Armenia non si limita all’accoglienza ricevuta dai profughi all’indomani delle stragi in Anatolia.

Una prima fonte sicura attesta l’incoronazione a Roma da parte di Nerone del re armeno Tiridate I nel 66 d.C. Successive tracce di presenza armena si riscontrano in epoca medievale, nell’esarcato bizantino di Ravenna. Alcuni degli Esarchi, infatti, erano di origine armena come Narsete ( Nerses ) l’ eunuco, 541 – 568, ed Isaccio ( Sahak ), 625 – 644.

Al primo si deve sicuramente la costruzione delle Chiese di San Teodoro e dei Santi Germiniano e Mena a Venezia. Successivamente comunità armene si riscontrano a Napoli, in Sicilia, a Gaeta, a Firenze.

In seguito gli Armeni raggiunsero la Puglia, negli ultimi decenni del X secolo, al tempo della riconquista bizantina. Di quegli anni restano tracce in documenti notarili. Una testimonianza suggestiva ed importante, ma senza prove certe, vuole che fosse di origine armena Curcorio uno dei promotori nel 1087 della traslazione delle ossa di San Nicola da Mira a Bari. Agli inizi dell’XI secolo un chierico armeno di nome Mosè fece costruire in Bari la Chiesa di San Giorgio nei pressi della Basilica di San Nicola. Nel 1008 – 1010 il Catalano di Bari fu un armeno: Giovanni della casata dei Curcuas (Gurgen ). Nel 1011 l’ armeno Leone Tornikos ( Tornik ) riconquistò Bari sotto le armi bizantine.

Nello stesso periodo tracce di presenza armene si ritrovano in Ceglie del Campo e, successivamente, a Taranto nel XIV secolo con la Chiesa di sant’Andrea degli Armeni ed ancora a Matera con la chiesa rupestre di Santa Maria “de Armenis ”, la cui realizzazione si deve con tutta probabilità ad un gruppo di armeni presenti già nell’XI secolo.

Fra il XII ed il XIV secolo la presenza armena in Italia si consoliderà grazie alle crociate ed al regno di Cilicia, per cui il contatto degli Armeni con l’ Occidente è più immediato e non più mediato dai Bizantini.

 

Ritornando al villaggio Nor Arax, che ospitò un centinaio di persone circa, esso fu abitato da armeni giunti a Bari a partire dal 1924 su navi stracolme di profughi provenienti dai campi di raccolta di Atene e Salonicco dove avevano trovato asilo dopo le stragi di Smirne. Altri profughi armeni giunsero direttamente da Smirne a Brindisi, altri raggiunsero Torino, Milano ed in particolare Venezia.

Fu il grande poeta Hrand Nazariantz esule a Bari già dal 1913 perché condannato a morte in Turchia, ad organizzare la loro accoglienza. In quegli anni viveva a Bari anche il letterato Yenovk Armen che si recò in Grecia per offrire a rifugiati armeni la possibilità di trasferirsi a Bari per intraprendere la produzione di tappeti.

Grazie all’ opera di sensibilizzazione svolta da Nazariantz si creò una disponibilità da parte del governo italiano e di alcuni privati fra cui l’ing. Lorenzo Valerio ed il suo amico l’avv. Scipione Scorcia che costituirono la “Società Italo – Armena dei tappeti orientali “.

Lorenzo Valerio era proprietario, infatti, di un lanificio in contrada Graziamone, attuale Via Lattanzio, nel quartiere San Pasquale in Bari. La fabbrica di tappeti sarà annessa al lanificio.

Hrand Nazariantz riuscì ad ottenere dalla Società di navigazione Puglia il passaggio gratuito dal Pireo a Bari per i suoi connazionali.

Circa ottanta armeni giunsero così a Bari nel gennaio del 1924 ed altri quaranta arrivarono sei mesi dopo.

I fondi per le prime necessità degli esuli furono in primo luogo garantiti dall’Associazione Nazionale degli interessi nel Mezzogiorno (Animi), fondata da Umberto Zanotti-Bianco e dal circolo filologico barese, diretto da Carlo Maranelli, geografo di origine napoletana. Il primo sito di asilo, come accennato, fu un capannone di un'industria tessile dove poi i profughi lavorarono con eccellenti risultati. Un anno dopo la fondazione del campo Nor Arax, cioè nel 1927, l’Acquedotto pugliese donò una fontana garantendo l’ acqua potabile.

Principale attività continuò quindi ad essere quella della tessitura che ebbe tale successo da filiare poi una scuola in Calabria ed una ad Oria, nel brindisino.

A quel tempo i principali Paesi produttori ed esportatori di tappeti erano la Grecia, la Turchia e l’Iran. Grazie alla presenza di maestranze armene Bari divenne un centro di produzione così come, con ben altre proporzioni, Marsiglia dove si erano stabiliti circa trentamila Armeni.

Il 17 ottobre 1924 nel “foyer” del Teatro Margherita di Bari si svolse una mostra di tappeti orientali prodotti dagli armeni esuli a Bari.

Non mancavano le testimonianza strazianti fra i profughi, come quella di Santukh, una donna armena che fu venduta ad un arabo dai turchi. Dopo aver visto morire di stenti o massacrati tutti i suoi sedici congiunti fu presa da otto donne arabe che la immobilizzarono e con cinque grosse spille le sfregiarono il viso.

E’ doveroso ricordare, se pur brevemente, la figura di Hrand Nazariantz cui si è accennato in precedenza. Nato nel 1886 ad Uskudar, nei pressi di Istanbul, da famiglia armena giunse a Bari nel 1913 per sfuggire alla condanna a morte comminatagli per la difesa dell’ identità nazionale del suo popolo.

Giunto in Italia strinse legami sia con esponenti della diaspora armena che con protagonisti della cultura italiana, francese ed inglese soggiornando anche all’estero per motivi di studio. Particolarmente intenso il rapporto di amicizia con G.P. Luchini e E. Cardile.

Dopo aver pubblicato presso la casa editrice Humanitas di Piero Delfino Pesce la versione italiana dei “sogni crocefissi”, la raccolta “Vahakan” ed il poemetto dialogato “Lo specchio” visse un periodo difficile avendo perduto anche il posto di insegnante di inglese. Dopo il 1943 collaborò a Radio libera Bari, fondò la rivista “Graal” sulla quale scrissero fra gli altri G. Ungaretti ed Ada Negri e stese nel 1951 il “manifesto graalico” nel quale si affidava al primato dell’arte assoluta la soluzione del rapporto intellettuale-società. Nel 1952 pubblicò infine la sua ultima raccolta di liriche, “Il ritorno dei poeti”.

Le ristrettezze economiche ricominciarono e lo accompagnarono fino alla morte pur sfiorando il Nobel per la letteratura nel 1953 con il poema “Grande canto della cosmica tragedia”. Alla fine degli anni 50 fu ricoverato nell’ ospizio di Conversano e qui visse circondato dall’ affetto e dalla stima di alcuni giovani amici.

Morì a Bari nel 1962 ed a Bari è sepolto grazie all’intervento di altri esuli armeni, i Timurian, che impedirono che le spoglie fossero disperse. Lasciò invece a Conversano tutto quello che aveva: libri, manoscritti, epistolario.

Inutile sottolineare che la vicenda umana e culturale di Nazariantz costituisce un ulteriore eccezionale elemento di incontro fra Puglia ed Armenia.

Hrand Nazariantz fu sicuramente un uomo di frontiera esule in una terra di frontiera come la Puglia. Le linee teoretiche della sua ricerca poetica sono assai complesse: dal simbolismo francese di tipo ermetico, rosacrociano ed occultistico egli cercò di operare una mediazione verso particolari forme di idealismo auspicando una palingenetica rinascita dell'uomo che guarda dentro ma anche oltre la realtà, fino agli orizzonti irrazionali dell’utopia.

 

L’Armenia nell’Unione Europea

Da quanto esposto fino ad ora crediamo sia scontato il rilevante e peculiare apporto che l’ingresso dell’ Armenia nella Unione potrà offrirci.

La Puglia, in particolare potrebbe creare una serie di accordi bilaterali in svariati settori considerando che praticamente tutte le infrastrutture industriali, i trasporti, la rete alberghiera sono in via di ammodernamento.

Gli scambi culturali riserveranno altresì innumerevoli situazioni di incontro con questo popolo, considerando anche che la diaspora armena fornisce una serie di stimoli propositivi nei campi più diversi fra cui non possiamo non ricordare la medicina e l’architettura, attività in cui da sempre l'emigrazione armena si è particolarmente distinta in ogni parte del mondo.

Infine utile segnalare la specificità della posizione della Repubblica d’Armenia, crocevia di enorme importanza geopolitica, cuore di una delle zone più importanti per il futuro dell’Umanità.

 

Luigi Antonio Fino

COMITATO PUGLIA-ARMENIA

Via Matteotti , 24 - 70121    Bari

Cell. 335/8018103 - luigifino@libero.it

 

Note: l’ autore ringrazia la Dott.ssa Emilia De Tommasi per alcune note sulla storia dei profughi armeni a Bari.

Questo intervento, in forma più succinta, è il contributo presentato dall'autore ai seminari dell’Università d’estate della Repubblica di San Marino (11-13 luglio 2003).

 

 

Indice

akhtamar@comunitaarmena.it