SARTARABAD: Conosciamo la nostra Patria di Christine Jeangey (Akhtamar N. 3)

 A 10 km di distanza dalla città di Hoktemperian (e a 58 km da Yerevan) si trova il complesso monumentale dedicato all’eroica battaglia di Sartarabad, che portò alla Dichiarazione di Indipendenza del 28 Maggio 1918 e alla costituzione della prima Repubblica Armena

 

Tra guizzi d’acqua sgorganti da piccole fontane si apre il lungo viale che dal museo di Sartarabad conduce al complesso monumentale vero e proprio. Note solenni di musiche armene arieggiano lungo il viale per celebrare la battaglia che nel Maggio del 1918 consentì agli armeni di conquistare l’indipendenza.

Alle nostre spalle, proprio là dove il viale ha inizio, è un muro semicircolare ornato con cavalli alati scolpiti nel tufo rosso nell’atto di combattere. Il motivo scultoreo, che qui inizia per concludersi nel nucleo centrale del complesso monumentale, prosegue lungo tutto il viale alberato nelle aquile di pietra che sembrano essere lì a protezione del visitatore.

Incamminandosi lungo il viale, ecco che appaiono in lontananza sempre più grandi, sempre più imponenti, sempre più solenni le rosse colonne  di Sartarabad. Camminando verso di esse inevitabilmente si ritorna con la mente là dove i nostri antenati combatterono per la loro e per la nostra sopravvivenza nella memorabile battaglia che, tra il 22 e il 24 Maggio del 1918, segnò l’eclatante vittoria del piccolo esercito armeno sulle truppe turche e che condusse alla Dichiarazione d’Indipendenza.

Tornano alla mente i nomi degli eroi Aram Manoukian - militante del partito Dashnak-, Antranig, K. Iguitkhanian, del generale Silikyan, dell’allora Catholicos Kevork V…ma anche tutti coloro i cui nomi non sono sopravvissuti, destinati all’oblio nell’anticamera della Storia: contadini e soldati, vecchi e giovani, donne e bambini, preti vescovi e arcivescovi ciascuno dei quali, unitosi ai commando dei fedaï, portò il proprio contributo alla battaglia.

Prima della decisiva battaglia di Sartarabad infatti l’avanzata turca sembrava inarrestabile e la stessa Etchmiadzin - sede del Catholicos di tutti gli armeni- sembrava stesse per essere distrutta. Racconta Serge Afanasyan che allorché il generale Silikian si recò presso il Catholicos Kevork V per suggerirgli di trasferirsi nella regione del lago di Sevan per ragioni di sicurezza, questi gli rispose: «Se le forze armene non sono in grado difendere questo luogo sacro, lo farò da solo, a costo di morire sulla soglia di questa cattedrale millenaria ». La dignità con la quale queste parole furono proferite era disarmante e Aram (come Vartan ad Avarayr) decise di difendere la città ad ogni costo. È il 20 Maggio 1918.

Ed è così, grazie non agli sforzi di un corpo ristretto estraneo al resto del popolo ma alla partecipazione congiunta di tutti gli Armeni, che si giunse al traguardo della Dichiarazione d’Indipendenza del 28 Maggio 1918 che diede vita alla Repubblica Armena (è allora - precisamente il 1° Agosto- che si adottò per la prima volta il tricolore rosso-blu-arancione come bandiera della Repubblica Armena). Vero è che la decisione di dichiarare l’Indipendenza  da parte del Consiglio Nazionale Armeno fu dettata non da una precisa volontà politica (invero nessun partito la voleva) ma fu la conseguenza di una necessità dettata dagli eventi, vero è che presto la Repubblica Armena è caduta ed è stata sovietizzata, ma è anche vero che il sacrificio di tutti coloro che hanno difeso la Patria e sono caduti per essa non poteva essere seppellito per sempre assieme ai loro corpi…ed ecco perché, a 50 anni di distanza (nel 1968) i

discendenti degli eroi di Sartarabad (per opera degli architetti R. Israelyan, E. Sarabyan, C. Torossyan e L. Satoyan e degli scultori A. Haroutiouyan, S. Manassian, A. Chahinyan e I. Nigoghossian) hanno regalato ai loro padri un omaggio di cui tutti oggi possiamo godere e che a conclusione del nostro cammino si erge in tutta la sua maestosità davanti ai nostri occhi.

E, alzato lo sguardo verso il campanile - nucleo centrale dell’intero complesso monumentale - finalmente le colonne di Sartarabad ci appaiono interamente nel loro slancio verso l’Infinito...Come ci si sente piccoli davanti a tanta imponenza, come ci si sente piccoli di fronte alla meravigliosa eternità che solo la Storia sa regalare!

Il campanile giace in cima ad una scalinata ed è costituito da quattro colonne che terminano in tre file di archi; queste formano come delle finestre dentro le quali sono le campane (tre in ciascuna finestra della prima fila, una sola nelle finestre della seconda). Due tori alati, posti l’uno alla destra e l’altro alla sinistra della struttura, sembrano essere lì a protezione del campanile.

Il tufo rosso della città di Hoktemperian (materiale usato per tutto il complesso monumentale)  contribuisce (assieme alle decise linee squadrate che caratterizzano l’intera opera) a creare quella sensazione di forza, di indissolubilità, di incorruttibilità che promana dal complesso monumentale nel suo insieme e che vuole eternizzare l’eroico passato del popolo armeno. 

 

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