LE AMMISSIONI DI COLPEVOLEZZA  (Akhtamar On-Line)

A differenza dell'olocausto ebraico, riconosciuto e condannato da parte tedesca, quello armeno non è stato né riconosciuto né tanto meno condannato da parte della Turchia attuale, che anzi, in ogni occasione, sia pubblicamente che riservatamente, continua a negare il fatto che sia mai avvenuto un genocidio degli armeni.

Negli ultimi tempi, poi, sono stati messi in circolazione da parte della Turchia dei falsi documenti storici per depistare le ricerche degli studiosi del genocidio armeno.

Come se ciò non bastasse ad Istanbul e ad Ankara sono state intitolate vie e piazze ai nomi dei principali responsabili dello sterminio degli armeni. In onore di uno di essi, poi, è stato eretto un vero e proprio mausoleo ad Istanbul.

Inoltre la Turchia odierna non ha rinunciato alle sue mire espansionistiche, tant'è vero che il presidente Demirel ha ripetutamente affermato che la zona d'influenza turca si estende dall'Adriatico alla Cina. Il suo predecessore Ozal, ricordando il contenzioso con l'Armenia, ha affermato che forse la "lezione" data agli Armeni all'inizio del secolo non era stata sufficiente ed occorreva darne loro un'altra.

Anche negli anni successivi al genocidio non è mutato l'atteggiamento ostile della Turchia nei confronti degli Armeni là residenti, che, ridotti ad alcune decine di migliaia di persone quasi tutte concentrate a Istanbul, sono sottoposti tuttora ad un regime di discriminazioni e di vessazioni striscianti. Nel 1996 con il massimo degli onori e alla presenza del capo dello stato turco, furono traslate dall'Asia Centrale, e tumulate in Turchia, le spoglie di Enver pascià, un altro dei maggiori responsabili dello sterminio degli armeni.

Il semplice fatto poi che il 24 aprile - data in cui vengono commemorate le vittime del genocidio armeno - uomini politici stranieri, in varie parti del mondo, rendano omaggio alla memoria di queste ultime, suscita rabbiose e scandalizzate reazioni in Turchia.

E' evidente che una Turchia che ha un simile atteggiamento costituisce un serio pericolo non solo per gli armeni, ma anche per la democrazia, la libertà e la pacifica coesistenza fra i vari popoli. Sarebbe come se in Germania attualmente non solo non venissero condannate le azioni di Hitler, ma venisse eretto un mausoleo in suo onore e in varie città tedesche vi fossero vie o piazze intitolate a Himmler, Goebbels, Goering ed inoltre le più alte cariche dello stato negassero l'esistenza stessa dell'Olocausto.

Ancora oggi gli stessi storici turchi non ammettono la verità del genocidio, in quanto sostengono non esistano documenti ufficiali che la comprovino, ovvero l'intenzione di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Il fatto è che la Turchia ha sempre respinto il termine di "genocidio" nei confronti degli armeni, limitandosi a riconoscere che c'è stata solo "persecuzione" (solo 300.000 furono uccisi, secondo gli storici turchi).

Ma nonostante la negazione della Turchia e le sue reticenze, lo sterminio armeno è un dato di fatto incontestabile, ampiamente documentato oltre che dalle narrazioni dei superstiti, anche da parte di testimoni stranieri ed imparziali, quali l'ambasciatore americano Morgenthau ed altri diplomatici statunitensi, il pastore evangelico tedesco Lepsius, gli inglesi Lord Bryce e A. Toynbee, lo scrittore e filantropo tedesco Armin Wegner, il francese Henri Barby, per citare solo alcuni dei più noti.

Negli archivi americani, inglesi, francesi, tedeschi ed austriaci c'è poi una ricca documentazione al riguardo.

Infine vi sono i documenti di diretta provenienza turca, prodotti dalla corte marziale convocata per giudicare i responsabili del genocidio.

Il termine stesso "genocidio" è stato creato all'inizio degli anni '40 del Novecento dal giurista americano di origine ebreo-polacca Raphael Lemkin, che ha coniato questa parola proprio in seguito all'impressione subita nell'apprendere le modalità dello sterminio degli armeni.

Negli anni immediatamente successivi al genocidio armeno, sebbene non fosse stato ancora coniato il termine "genocidio", questo crimine fu condannato dai governi alleati già nel 1915 e inoltre dal Senato degli Stati Uniti, nel 1916 e 1920, dal Tribunale Militare turco nel 1919, nel 1921 dalla Corte Criminale di Berlino che assolse un giustiziere armeno che aveva ucciso Talaat pascià, principale responsabile dello sterminio armeno.

In seguito però venne steso un velo di silenzio sullo sterminio degli Armeni che fu sempre più dimenticato. In epoca più recente, e nonostante le pressioni esercitate da parte della Turchia, varie istituzioni nazionali ed internazionali hanno riconosciuto e condannato il genocidio armeno.

Nel 1984 è stato il Tribunale Permanente dei Popoli che nel corso della sessione dedicata a questo argomento, dal 13 al 16 aprile 1984, ha riconosciuto fra l'altro che "lo sterminio delle popolazioni armene con la deportazione ed il massacro costituisce un crimine imprescrittibile di genocidio ai sensi della convenzione del 9/12/1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio".

L'anno successivo è stata la "Sottocommissione per la lotta contro le misure discriminatorie e per la protezione delle minoranze" della Commissione dei 

Diritti dell'Uomo dell' O.N.U. che nella seduta del 29/8/1985 ha riconosciuto, fra gli altri, anche il genocidio armeno.

Infine il Parlamento Europeo, nella seduta del 18/6/1987, riconoscendo il genocidio armeno e condannando l'atteggiamento della Turchia, ha invitato gli stati membri della Comunità Europea a dedicare un giorno alla memoria dei genocidi armeno ed ebreo. Oltre a ciò, proprio in considerazione dell'attuale atteggiamento turco nei confronti del genocidio armeno, il Parlamento Europeo ha posto quale precondizione all'unione della Turchia alla Comunità Europea il riconoscimento da parte turca dello sterminio degli armeni.

In epoca più recente, il 14 aprile 1995, la Duma (il parlamento) della Russia ha riconosciuto all'unanimità il genocidio armeno. Lo stesso anno il genocidio armeno fu riconosciuto dai parlamenti di Bulgaria e Cipro. Così pure il vice-ministro degli esteri israeliano, Iosi Beilli, nel corso della seduta del parlamento d'Israele del 27 aprile 1994, affermò che lo sterminio degli armeni era stato un vero e proprio genocidio. Nel 1996 esso venne riconosciuto da parte del parlamento della Grecia e l'anno successivo da quello del Libano. Nel 1998 furono i senati del Belgio e dell'Argentina a riconoscerlo. Infine il 29 maggio 1998 fu riconosciuto all'unanimità da parte dell'Assemblea Nazionale francese, nonostante la forte opposizione e le minacce ricattatorie della Turchia; mentre il 29 marzo 2000 il genocidio armeno è stato formalmente riconosciuto dal parlamento svedese.

Parallelamente a ciò, nell'ultimo decennio, anche vari parlamenti locali, come quelli dell'Ontario e del Quebec in Canada, del Nuovo Galles del Sud in Australia, quello dell'Uruguay e quelli di undici Stati degli Usa hanno condannato lo sterminio degli armeni (Massachusetts, California, New Jersey, New York, Wisconsin, Pennsylvania, Rhode Island, Virginia ed Illinois in ordine di tempo a partire dal 1978 al 1995).

Affermazioni simili, con sfumature diverse, sono state fatte da eminenti uomini di stato, come per esempio il presidente francese Mitterand, quello statunitense Clinton o da personalità politiche, da parlamentari e diplomatici europei ed americani.

In Italia, negli anni 1997-98, il genocidio armeno è stato riconosciuto da 21 Consigli Comunali di varie città: Roma, Milano, Genova, Firenze, Venezia, Padova, Parma, Ravenna, Bagnacavallo (RA), Camponogara (VE), Castelsilano (KR), Conselice (RA), Cotignola (RA), Faenza (RA), Feltre (BL), Fusignano (RA), Lugo (RA), Imola (BO), Russi (RA), Sant'Agata sul Santerno (RA), Solarolo (RA), Thiene (VI) e così pure dal Consiglio Regionale della Lombardia. Nel settembre 1998 una proposta di riconoscimento del genocidio armeno è stata presentata dall'onorevole G. Pagliarini (Lega Nord) alla Camera dei Deputati e sottoscritta da parte di più di 170 parlamentari, appartenenti a tutti i gruppi politici presenti in Parlamento. Il 31/3/2000 è stata posta all'ordine del giorno una mozione che mira al riconoscimento, da parte del governo italiano, del genocidio armeno.

A tutt'oggi il riconoscimento del genocidio da parte della comunità internazionale sembra ancora ben lontano dall'essere una realtà e i timidi tentativi, quali quello dell'Assemblea Nazionale Francese, di dare dignità storica ai fatti avvenuti in quegli anni sono stati tutti immediatamente insabbiati dalle inconsulte reazioni turche e dal vergognoso silenzio-assenso delle grandi potenze, primi fra tutti gli Usa, che hanno sempre dato maggiore importanza ai legami politico-militari con la Turchia.

La Francia è stato il primo paese europeo ad aver riconosciuto pubblicamente "il genocidio degli armeni". L'Assemblea Nazionale francese, approvando all'unanimità una dichiarazione solenne, ha dato atto agli armeni (1,2-1,5 milioni di persone) di essere stati massacrati dai Turchi tra il 1915 e il 1918.

Si tratta di ''un gesto di riparazione morale nei riguardi di quel popolo'', ha sottolineato il Presidente della Commissione Esteri francese, Jack Lang. ''Non abbiamo niente contro l'attuale governo turco né contro il popolo turco", ha specificato. Ma la reazione della Turchia all'approvazione del testo è stata durissima: "Questo gesto avrà conseguenze nefaste sui rapporti bilaterali", hanno fatto sapere importanti esponenti del governo. Ankara ha già fatto sapere che intende boicottare le società francesi con una ritorsione economica.

L'Istituto di Studi Armeni di Monaco di Baviera ha recentemente dato inizio alla compilazione dell'elenco nominativo delle vittime del genocidio armeno. Si tratta di elencare i nomi di quegli armeni che nel corso degli anni 1915-1922 sono stati vittime del genocidio perpetrato ad opera dei turchi, sia ottomani che kemalisti e cioè tutti quegli armeni che negli anni 1915-22 sono morti o sono stati uccisi, rapiti o scomparsi a causa del genocidio, o della tragedia di Smirne del 1922, o dell'espulsione degli armeni dalla Cilicia nel 1920-21, oppure delle offensive turche contro l'Armenia orientale negli anni 1918-20.

Indice

akhtamar@comunitaarmena.it