P. Ghewont Alishan (1820-1901) di Anna Sirinian (Akhtamar On-Line)

Vi proponiamo qui di seguito un'estratto di un'intervista rilasciata dalla D.ssa Anna Sirinian alla Sezione Armena della Radio Vaticana su P. Ghewont Alishan (1820-1901)

 

Il trascorso anno 2001 ha segnato i cento anni dalla morte del Padre Ghewont Alishan, illustre membro della Congregazione Armena Mechitarista e personalità tra le più  significative nel panorama della storia della cultura e della letteratura armena.

Kherovpé (questo era il suo nome di battesimo) Alishan era nato a Costantinopoli il 6 giugno del 1820. Dopo aver frequentato la scuola dei Padri Mechitaristi, si era recato nel 1832 nell'isola di San Lazzaro, a Venezia, per proseguire gli studi. Qui venne ordinato sacerdote e assunse il nome di Ghewond. 

In varie occasioni visitò diverse città d'Europa, come Roma, Milano, Vienna, Parigi, Berlino, Amsterdam e altre. Viceversa, non vide mai l'Armenia. Si spense il 22 novembre del 1901 e fu sepolto a San Lazzaro.

Se Alishan deve la sua fama maggiore alle sue opere poetiche, ad esse si affiancano tuttavia i suoi notevolissimi studi dedicati alla geografia e alla storia dell'Armenia, studi che gli valsero numerosi riconoscimenti anche da parte di organismi di cultura internazionali.

Come poeta, è considerato il caposcuola della poesia romantica armena. Una gran parte dei suoi componimenti, scritti nell'antica lingua armena (grabar), è raccolta nell'opera "Nuagkh" (Armonie), in cinque volumi usciti tra il 1857 e il 1858, che contengono intense liriche di natura religiosa, sentimentale e patriottica. In queste ultime, ospitate nella sezione "Hayruni" (Canti patriottici), brilla un sentimento puro di amor patrio e di commozione di fronte alle figure eroiche e alle vicende cruciali della storia armena. Della stessa sezione “Hayruni” in particolare fa parte la serie di undici liriche in armeno moderno (ashkharhabar), che va sotto il nome di "Ergkh Nahapeti" (Canti del Patriarca): famosi componimenti quali "Il giglio di Shavarshan", "Terra d'Armenia", "L'usignolo di Avarayr" e altri conferirono immediata notorietà all'autore, il cui talento poetico fu salutato come nuovo e ineguagliabile.  

La prosa artistica dell'opera storica in due volumi "Yushikkh hayreneats Hayots" (Memorie della patria degli Armeni) sancì in un certo senso la fine della parabola poetica dell'autore e l'inizio della sua altrettanta straordinaria attività di studioso della storia e della geografia armene. Conoscitore di diverse lingue europee e mediorientali, egli fu sempre sollecito a corredare i suoi studi di una documentazione il più possibile accurata, ampia e accreditata. Così videro la luce opere come la "Geografia politica" o la "Topografia dell'Armenia Maggiore". Intorno ai sessant'anni Alishan concepì il progetto di una monumentale opera dedicata allo studio archeologico e geografico di tutte e quindici le regioni dell'Armenia storica. Questo piano grandioso poté essere realizzato solo in parte: la morte dell'autore impedì, infatti, il suo completamento. Ne fecero parte le quattro straordinarie monografie dedicate rispettivamente allo "Shirak" (1881), alla Cilicia armena ("Sisuan", 1885), all'"Ayrarat" (1890) e al Siwnikh ("Sisakan", 1893).

Di molti altri studi ancora a carattere armenistico e filologico fu autore Alishan nel corso della sua operosa esistenza. Si ricordano brevemente la raccolta di poesia popolare armena ("Hayots ergkh ramkakankh", 1852), l'"Armeno-Veneto" ("Hay-Venet", 1896, sulle relazioni tra l'Armenia e la Repubblica veneziana), l'opera su Nerses Shnorhali ("Nerses Shnorhali ew paragay iwr", 1873).

 

Qual è l'eredità lasciataci da Alishan?

 

 Alishan ci lascia un patrimonio ricchissimo sul piano culturale, che non si è affatto svalutato col tempo. Nonostante infatti i tanti anni trascorsi, a tutt'oggi gli studi di Alishan restano esemplari e fondamentali per chiunque voglia impegnarsi in una ricerca approfondita sulla lunga e ricca storia dell'Armenia e degli Armeni.

 

 

 

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