Spari su Akhtamar a cura di Christine Jeangey (Akhtamar On-Line)

Gioiello dell'arte armena del X secolo, la chiesa di Santa Croce ad Akhtamar (isola del lago di Van, Turchia orientale), versa in stato di degradazione a causa di un diffuso vandalismo aggravato dalla noncuranza delle competenti istituzioni turche

 

L'Ufficio di Contatto ed Informazione presso l'Unione Europea dell'Assemblea degli Armeni d'Europa ha recentemente diffuso un comunicato stampa attraverso il quale si è voluto sensibilizzare l'opinione pubblica in Europa e nel mondo in relazione allo stato di degrado in cui versa la chiesa di Akhtamar, dedicata alla Santa Croce, con la tacita connivenza delle autorità turche che non sembrano manifestare alcuna volontà di proteggere questo antico monumento, preziosa espressione dell'arte di un popolo la cui millenaria presenza su quei territori si è voluta cancellare, e si continua a negare.

A lanciare l'allarme è il giornale turco Milliyet, il cui corrispondente da Van sostiene che i preziosi rilievi che abbelliscono le pareti esterne della chiesa di Santa Croce, sono divenuti bersaglio per esercitazioni di tiro a segno; a riprova è stata diffusa una foto che mostra gli evidenti danni provocati dagli spari. Inoltre, essendosi diffusa la voce tra gli abitanti dell'area dell'esistenza di un tesoro nascosto sull'isola, non poche sono le incursioni di "cacciatori" alla ricerca di un presunto bottino, i quali, noncuranti di danneggiare la vera ricchezza dell'isola, vale a dire la fruibilità da parte di tutti i visitatori di un paesaggio artistico unico e di una creazione architettonica di rara bellezza, commettono razzie di ogni sorta, tanto che lo stesso guardiano dell'isola è stato arrestato mentre si dedicava ad una simile impresa. La presenza di un guardiano della chiesa non deve trarre in inganno, poiché tale presenza si ha esclusivamente nelle ore lavorative, mentre per il resto della giornata i visitatori sono liberi di circolare tra i resti dell'antico monumento e di danneggiarli in qualsivoglia maniera, senza che le competenti autorità si diano la pena di proteggere l'eredità lasciata dagli artisti armeni.

Già nel maggio 2004, il giornale Zaman aveva dato l'allarme circa lo stato di degrado in cui versa la chiesa di Santa Croce, nonostante essa sia oggetto di visita da parte di molti turisti provenienti da ogni parte del mondo, e della trascuratezza di cui è vittima a causa dell'indifferenza delle autorità locali; tuttavia, il direttore della Provincia della Città di Van per la Cultura e il Turismo, signor Bilal Sonmez, ha sostenuto nello stesso giornale che un progetto per la preservazione dell'identità storica della chiesa è già stato preparato, e che la questione è stata trasferita al Consiglio per il Patrimonio Culturale e Naturale, la cui direzione è in attesa di prendere una decisione… Sfortunatamente, tale progetto non è mai stato portato avanti.

Al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica europea, l'Assemblea degli Armeni d'Europa, con la cooperazione del Centro di Ricerca sull'Architettura Armena, sotto il patrocinio del membro del Parlamento Europeo Jonas Sjostedt, ha organizzato presso la sede del Parlamento europeo a 

Bruxelles una mostra dal titolo L'eredità dell'architettura armena nel sud del Caucaso ed in Medio oriente; le fotografie relative all'architettura armena in Turchia e in Azerbaijan mostrano chiaramente il deliberato e premeditato vandalismo e la distruzione dei monumenti architettonici armeni in quei paesi.

Resta la certezza che la chiesa faccia parte del patrimonio culturale appartenente all'intera umanità; tuttavia essa non gode attualmente di alcuna efficace protezione né da parte delle istituzioni turche a ciò preposte, né dall'UNESCO, organizzazione internazionale il cui scopo è, tra gli altri, la protezione di beni culturali considerati parte del patrimonio culturale dell'umanità; infatti l'iniziativa di porre un monumento presente sul territorio di uno Stato sotto la tutela dell'UNESCO spetta allo Stato stesso, e la Turchia non ha operato una simile scelta.

Un simile atteggiamento da parte della Turchia è da ricondursi, secondo il comunicato stampa diffuso dall'Assemblea degli Armeni d'Europa, alla negazione, da parte della Repubblica turca del genocidio del popolo armeno, commesso dalle autorità dell'Impero Ottomano nel corso del primo conflitto mondiale. Ancor più grave, continua il sopraccitato comunicato, appare tale comportamento nella prospettiva dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea: “Crediamo che un simile atteggiamento da parte della Repubblica turca che aspira a divenire a tutti gli effetti membro dell'Unione europea sia inaccettabile e non debba essere tollerato”.

L'Assemblea degli Armeni d'Europa e molti armeni del mondo hanno già inviato lettere all'UNESCO chiedendo che si faccia pressione sulla Turchia, affinché essa smetta di porre in essere una politica di deliberata negligenza nei confronti dei monumenti armeni presenti sul suo territorio ed assicuri ad essi la dovuta tutela. Ci auguriamo che l'opera di sensibilizzazione messa in essere dall'Assemblea degli Armeni d'Europa coinvolga una parte sempre crescente dell'opinione pubblica internazionale e che si riesca a raggiungere gli obiettivi auspicati, in nome dell'eguale diritto di tutti i popoli appartenenti alla famiglia umana alla salvaguardia ed allo sviluppo della propria identità culturale e del proprio patrimonio storico ed artistico.

 

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