Gli Artisti armeni - Martiros Sarian di Hasmik Ghazarian  (Akhtamar N. 6)

Vi proponiamo qui di seguito un'intervista realizzata per i lettori di Akhtamar da Hasmik Ghazarian alla dottoressa Mariette Chabanian -membro del Consiglio per la Comunità Armena di Roma-  a proposito del celebre pittore armeno Martiros Sarian.

 

Che cosa rappresenta nella tradizione artistica nazionale Martiros Sarian?

Martiros Sarian incarna il simbolo artistico dell’Armenia, la sua vasta produzione si caratterizza in uno spirito filosofico e in una visione radiosa del mondo.

 

La sua arte ha avuto influenze da correnti di altre nazioni?

 La sua arte unisce la particolarità della cultura armena e di quelle delle migliori esperienze acquisite dall’arte, da quella occidentale in particolare. In principio, fra i pittori della sua epoca egli fu vicino a Matisse e a Gauguin.

 

In quali generi egli eccelse?

Egli eccelse in paesaggi urbani e rurali, nature morte, ritratti, e così via; eseguì lavori in diverse tecniche: acquarello, gouache, tempera e olio. Tra le sue varie opere meritano di essere ricordate l’illustrazione dell’antologia “Poesie d’Armenia”, l’illustrazione di copertine di libri, la realizzazione di un sipario per il teatro drammatico d’Armenia e il disegno di costumi teatrali.

 

In quali scuole formò la sua cultura?

Martiros Sarian fece i suoi primi studi al collegio municipale russo-armeno di Nakhicevan. Nel 1896, all’età di 16 anni, entrò nella scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca, che all’epoca era la migliore in Russia, scuola che terminò nel 1903 ottenendo la medaglia d’argento.

    

Che influenza hanno avuto su di lui luoghi dove ha vissuto ed i suoi viaggi?

Sarian è nato il 28 febbraio 1880 a Nakhicevan sul Don, cittadina popolata da armeni i cui antenati avevano in passato abbandonato l’antica città di Ani, distrutta dalle guerre e dai terremoti. Essi avevano però conservato un ricordo molto vivo della loro sfortunata patria: in casa dell’artista si continuava a vivere secondo i vecchi costumi degli antenati e si usavano oggetti tradizionali dell’artigianato armeno: certamente tutto questo influenzò e modellò il gusto dell’artista.

I vari viaggi che effettuò esercitarono su di lui una profonda influenza. Durante le vacanze estive effettuò i primi viaggi nella transcaucasia, Georgia e Armenia. Nel 1911 viaggiò in Egitto, nel 1912 nel nord–est dell’Armenia, nel 1913 in Persia, nel 1914 ancora in Georgia e in Armenia; nel 1924 venne in Italia e partecipò alla XIV Biennale di Venezia (nel 1962 parteciperà alla XXX Biennale).

Sarian effettuò il suo primo viaggio in Armenia nel 1901, al quale ne seguirono altri, così conobbe il paese, la sua natura, i costumi, la sua architettura ed anche le arti tradizionali: tappeti, scultura su pietra, ceramiche, affreschi nelle chiese e miniature: naturalmente tutto ciò lasciò un’impronta nell’animo dell’artista.

I suoi primi lavori furono dei ritratti, degli schizzi di paesaggi armeni (Makra Vank), negli anni 1903–1904 egli stesso confessa di aver sentito il bisogno di tuffarsi in un mondo fantastico ed è così che nacquero quelle opere che denominò: fiabe, sogni e fantasie. Eccone alcuni titoli: “Fiaba orientale”, “Il re e sua figlia”, “Alla fonte”, “Il lago delle fate”. In queste opere è il paesaggio che ha il ruolo principale, alle volte in esso introduce delle silhouette di vecchi monumenti d’Armenia. Con il ricordo della natura del suo paese produce “Ai piedi dell’Ararat” e “Montagne fiorite della gola dell’Akhouriani”

I viaggi che Sarian effettuò in Oriente (Costantinopoli, Egitto e Persia) segnarono un’evoluzione dell’artista, che riconobbe che l’Oriente era divenuto “il tema principale e la principale fonte della sua creazione”.

Sarian fu un artista apprezzato in patria e all’estero. In Italia espose oltre che a Venezia, anche a Bologna, Bari e Brindisi. In Italia chi spiegò meglio di chiunque altro la poesia dei vari Ararat di Sarian fu Renato Guttuso: “l'Ararat è la culla del mondo, è una montagna sacra che gli armeni sognano e non possono che vederla. Sarian rappresenta l’Ararat in tutta la sua realtà dandole un carattere forte, ma come se la vedesse in sogno…”.

Dopo la sua morte, avvenuta il 5 maggio 1972, si tennero numerose esposizioni delle sue opere all’estero. 

Nel 1975, in occasione di un’esposizione a Bologna, Renato Guttuso scrisse: “in Sarian bisogna vedere non solamente un grande artista armeno, un poeta che canta il suo paese, ma anche un maestro possente ed intelligente che occupa un posto in vista fra i vari artisti della prima metà del XX secolo”.

 

Che cosa si può dire del "fauvismo" di Sarian?

Nell'ulteriore evoluzione dello stile di Sarian si manifesta nel 1907, nelle opere "Venditrice di stoffa" e "Davanti al melograno" i cui contrasti cromatici sono di tale intensità da evocare il "fauvismo".

Il fenomeno del "fauvismo" di Sarian pone il problema dei legami con le tendenze analoghe nell'arte francese; tuttavia va sottolineato che Sarian applicò vivi colori fauves prima di avere visto quelli di Matisse, Darain e Vlaminck: nel 1905 quando realizzò "l'Incantesimo del sole" non li poteva conoscere, infatti, il fauvismo francese si manifestò pienamente nel salone d'autunno del 1905 diffondendosi in seguito oltre i confini. Tuttavia il fauvismo di Sarian ha dei tratti orientali molto pronunciati che rivelano le tradizioni dell'arte armena soprattutto quella delle miniature, con i suoi colori ardenti, e dei tappeti orientali, con i loro ricchi motivi ornamentali.   

I procedimenti cromatici e decorativi si rivelarono in pieno nei lavori realizzati nel 1908, con i quali termina il periodo simbolista dell'opera di Sarian. 

 

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