Gli Armeni: storia di un popolo in diaspora - Gli Armeni in Irak di Michelle Jeangey (Akhtamar N. 6)

Il territorio iracheno è sottoposto ai bombardamenti delle truppe anglo-americane da diversi giorni, l'opinione pubblica mondiale assiste inerme alla morte di numerose vittime tra i civili residenti in Irak, persone innocenti che vivono in questo Stato perché vi sono nate o hanno deciso di trasferirvisi per motivi di studio o lavoro dagli Stati limitrofi. Tra questi vive da lungo tempo anche una consistente comunità armena che, insediatasi in Mesopotamia già prima dell'VIII secolo d.C., si è accresciuta durante il periodo abbasside [VIII – XIII secolo], quando il numero degli Armeni a Baghdad, così come a Bassora e nei suoi dintorni, aumentò notevolmente. La costituzione di una diocesi armena nel 1222 ha ulteriormente incentivato l'incremento degli Armeni in Irak.

All'inizio del XVII secolo vi fu una seconda ondata migratoria, quando lo Scià di Persia, Abbas I, costrinse gli Armeni ad emigrare dal territorio della Grande Armenia, cosicché molti trovarono rifugio in Irak. Questa comunità armena, all'indomani del genocidio perpetrato dai Giovani turchi nel 1915, ospitò molti sopravvissuti al massacro, nel 1920 si contavano circa 90.000 rifugiati, molti dei quali hanno in seguito lasciato il territorio per emigrare verso Occidente, mentre una parte ha preferito tornare nella Repubblica Socialista Sovietica d'Armenia, durante il rimpatrio degli anni Quaranta.

Oggi il numero degli Armeni è notevolmente diminuito se ne contano, infatti, secondo alcune fonti circa 40.000, mentre altre affermano che attualmente la comunità non consta di più di 20.000 membri. Dediti al commercio e alle libere professioni gli Armeni, concentrati soprattutto nella capitale Baghdad, ma anche a Kirkuk, Mosul e Zakho nel nord e a Bassora nel sud, hanno goduto sempre di una certa libertà in quanto considerati tradizionalmente una comunità fedele e non coinvolta nelle lotte politiche del paese ospitante. Proprio per questa ragione anche l'attuale regime iracheno, guidato da Saddam Hussein, ha permesso una certa libertà alla comunità armena; ciò nonostante, a seguito della prima guerra del Golfo nel 1991 ed al successivo embargo, molti Armeni hanno preferito emigrare verso l'Europa occidentale e gli Stati Uniti.

Principale luogo di aggregazione degli Armeni dell'Irak sono le chiese, ma sono presenti anche diverse associazioni armene quali l'Unione Generale Armena di Beneficenza (UGAB) dal 1911, l'Unione dei Giovani Armeni dal 1926 e l'Unione Generale degli Sportivi Armeni (F.M.E.M.), sono però assenti i partiti politici nazionali armeni perché ufficialmente vietati dal governo.  

Della sorte dei connazionali armeni, che sono in pericolo a causa dei bombardamenti delle truppe anglo-americane, si stanno preoccupando le istituzioni statali ed ecclesiastiche armene, ma, già prima che cominciasse il conflitto, anche diverse associazioni armene della diaspora hanno manifestato la loro solidarietà facilitando l'accoglienza 

di coloro che hanno preferito lasciare l'Irak, trasferendosi in Siria, in Libano o in Giordania. In particolare nella capitale giordana, Amman, il Consiglio Mondiale delle Chiese, il cui presidente è il Catholicos degli Armeni di Cilicia Sua Santità Aram I, sta organizzando un centro di assistenza umanitaria aperto a tutti i rifugiati provenienti dall'Irak indipendentemente dal loro credo religioso, in cooperazione con il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente e altre organizzazioni ecumeniche. 

Accanto all'aiuto prontamente offerto da tutte le diocesi armene degli Stati limitrofi, Iran, Siria e Paesi del Golfo anche il governo armeno si è adoperato perché a tutti gli Iracheni di origine armena fossero semplificate le formalità per ottenere il visto per l'Armenia e, il ministro degli affari esteri della Repubblica d'Armenia, Vartan Oskanian, ha indicato la possibilità di aprire delle vie di transito attraverso l'Iran.

Diversamente dagli altri due Stati transcaucasici, l'Azerbaigian e la Georgia, l'Armenia non si è affiancata agli Stati Uniti nella coalizione per il disarmo dell'Irak, il ministro degli Affari Esteri, Vartan Oskanian, ha dichiarato che il disarmo dell'Irak, sia esso per vie pacifiche o meno, deve avere l'appoggio del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La politica estera del governo di Erevan, preoccupa però certi ambienti armeni che accusano la cosiddetta politica di "complementarità", tra la Russia e gli Stati Uniti, di essere sbilanciata a favore della prima.  

Intanto il governo armeno ha respinto l'appello statunitense di rompere le relazioni diplomatiche con l'Irak con l'espulsione dei rappresentanti del governo di Baghdad.

Nonostante le misure prese dalle istituzioni statali e religiose, la maggior parte degli Armeni residenti in Irak non ha abbandonato il territorio iracheno. Secondo il comunicato diffuso da Sua Eccellenza Mons.Vartan Ashkarian, vicario generale del Patriarca di Cilicia degli Armeni cattolici, il 26 marzo 2003, a proposito di una sua conversazione telefonica con il primate della Chiesa cattolica armena d'Irak, Mons. Andon Atamian, la condizione della comunità armena in Irak è attualmente tranquilla: nessun armeno sembra esser stato ferito e nessun edificio appartenente alla comunità è stato colpito dai bombardamenti. Inoltre, Mons. Atamian ha riferito che la chiesa armena cattolica è stata adibita a rifugio dove si svolgono regolarmente riti religiosi e sono stati preparati viveri e medicinali per aiutare i bisognosi, la chiesa è aperta a tutti gli iracheni senza distinzioni etniche o religiose, ciò che è stato apprezzato anche dai rappresentati del governo iracheno recatisi per un controllo nella chiesa prima del conflitto. Infine Mons. Atamian ha sottolineato che lui e gli altri Armeni cattolici non hanno intenzione di allontanarsi dall'Irak, uno Stato nei cui confronti hanno amore e riconoscenza sia come cittadini che come Armeni. 

  

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