Appunti sul negazionismo di Antonia Arslan (Akhtamar  Speciale 04/02)

Come ogni armeno sa, e ha percepito sulla sua pelle in una o in un’altra occasione, per molto tempo (e fino ad anni recenti!) parlare del genocidio del 1915 e’ stato in qualche modo, in Europa, se non proibito, vivamente sconsigliato; e il pervicace, deciso negazionismo di parte turca e’ stato accompagnato da un’incredibile serie di contorsionismi e giustificazionismi dei responsabili delle nazioni europee, volti ad attenuare, distinguere, negare infine la realtà dei fatti accaduti in Anatolia durante la prima guerra mondiale.

Sembrava che per il caso degli Armeni e della loro tragedia le prove non bastassero mai, che ogni testimonianza nuova riscoperta, ogni fotografia, ogni voce di sopravvissuto fosse destinata ad un rapido oblio o a non essere creduta; e comunque della tragedia armena soprattutto non si doveva parlare. Basta ricordare il caso della mancata circolazione in Italia del film di Henri Verneuil (Quella strada chiamata Paradiso), interpretato da attori molto amati dal pubblico italiano come Claudia Cardinale e Omar Sharif: mai proiettato nelle sale, il film viene ancora oggi proposto per contratto dalla RAI una volta all’anno, il 15 agosto alle due del pomeriggio, il 22 luglio alle 9 di mattina, o in orari simili: come ognuno vede, di grande ascolto. E’ opportuno anche ricordare che questa labilità di memoria e’ intervenuta successivamente agli eventi; nel 1915-18 i giornali riferirono dei massacri armeni in tutto il mondo con dovizia di particolari e di servizi.

Oggi finalmente qualcosa si muove, e i reiterati tentativi del governo turco si scontrano con un diffondersi della conoscenza dei fatti accaduti che lascia spazio a un cauto ottimismo. I riconoscimenti ufficiali del genocidio si sono susseguiti negli ultimi anni, i giornali ne hanno parlato spesso, molti libri sono usciti e soprattutto l’informazione che genocidio c’e’ stato e’ ormai largamente condivisa. Ma vorrei ricordare qui alcuni fatti particolarmente significativi, nella direzione del coinvolgimento attivo di intellettuali turchi che si battono perché una grande nazione - come certo e’ la Turchia - non

si attardi in questa battaglia di retroguardia, ma finalmente trovi il coraggio di guardare in faccia i propri scheletri nell’armadio e di seppellirli onorevolmente.

Mi riferisco a Taner Akcam, che oggi insegna negli Stati Uniti, e che ho avuto il piacere di ascoltare personalmente, insieme al famoso Vahakn Dadrian, in un convegno dedicato al genocidio armeno a St.Paul (Minnesota) il 2 novembre 2001, e alla coppia di editori Ragip e Aysenur Zarakoglu, che sono stati premiati a Padova in occasione della presentazione degli atti del convegno internazionale Si puo’ sempre dire un si’ o un no. I Giusti contro i genocidi degli Armeni e degli Ebrei, tenutosi a Padova dal 30 novembre al 2 dicembre del 2000.

La loro casa editrice si batte per i diritti umani, e ha pubblicato in turco molte opere relative al genocidio armeno, che si esauriscono appena stampate, dimostrando la vastità dell’interesse che l’argomento suscita nell’opinione pubblica. D’altronde, i due coraggiosi editori si sono abituati a trascorrere qualche tempo in prigione a ogni nuovo libro sull’argomento…! Purtroppo Aysenur, gravemente malata, si e’ spenta due mesi fa.

Vorrei concludere con un altro fatto, di cui sono stata testimone, proprio in occasione del convegno di Padova, che si deve a Yves Ternon, lo storico francese autore fra l’altro del libro Lo stato criminale. I genocidi del Ventesimo secolo, tradotto in italiano da Corbaccio. Egli concluse il suo bellissimo intervento, intitolato La verita’ rifiutata. Studio comparativo della negazione della Shoah e della negazione del genocidio armeno, con un vibrante appello ai governanti turchi, che certo, disse, in questo momento ci ascoltano, perché il riconoscimento del genocidio “e’ necessario agli Armeni e ai Turchi affinché essi possano vivere fianco a fianco, senza questa insopportabile menzogna che ferisce la memoria dei primi e la dignità dei secondi”.

 

Indice

akhtamar@comunitaarmena.it